contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  
 
 
 
Torino - 11 maggio 2006   english   help   contatti   mailing list
 
 
Piano Strategico 2
Tamtam
Editoria
Agenda
Rassegna Stampa
Piano Strategico 1
Piano Strategico 2
 
 
Home | Rassegna stampa
 
 
 
 
20.01.2006 - A Torino vince l'orario inflessibile
Se sei un torinese tra i 35 e i 44 anni ogni mattina ti sveglierai attorno alle 7,30 e andrai a dormire alle 23. Dalle 8 alle 9 prenderai l'auto per arrivare al tuo posto di lavoro, farai pausa pranzo alle 13, in qualche bar o alla mensa interna. Si cena alle 20. Un po’ di divano e tv, pochissimi libri e poi tutti a dormire. Sono stati presentati ieri, durante il convegno “Andare a tempo - L'uso quotidiano del tempo e le politiche urbane”, i risultati di una ricerca condotta dall'Istat sull’uso del tempo degli italiani. Il Comune di Torino, con la Provincia e la Regione, ha chiesto all’Istat di estendere la ricerca ai nuclei familiari di 14 Comuni della cintura. Quella di Torino è così l’unica area metropolitana italiana a disporre di dati sull’uso del tempo dei suoi cittadini. Dall'aprile 2002 a marzo 2003, nell’arco di dodici mesi, 1830 famiglie (circa 4800 persone) della città e di 14 comuni confinanti, hanno compilato un “diario”, riportando tutte le attività svolte nel corso nella giornata, con aggiornamenti ogni 10 minuti.

Le donne lavorano di più, si dorme di meno e si dedica molto tempo a spostarsi da un luogo all’altro: «Siamo una città fordista - ha spiegato la sociologa Chiara Saraceno - in cui le attività lavorative sono tradizionalmente concentrate dal lunedì al venerdì, in cui diminuisce il tempo libero e cresce, in misura limitata, l’apporto degli uomini al lavoro domestico»

Uno dei dati più sconfortanti è quello che sottolinea lo squilibrio nei carichi lavorativi tra uomini e donne: le donne, sommando il tempo del lavoro retribuito a quello delle attività di riproduzione domestica (lavoro in casa, cura dei figli e degli adulti, acquisto di beni e servizi), lavorano in media un’ora e 20 minuti in più: gli uomini dedicano a queste occupazioni un’ora e 35 minuti al giorno, le donne 4 ore e 22.

Torino, oltre a essere l'unica città a disporre di dati sull’uso del tempo, può vantare un altro primato: già nel 1979 fu condotta una ricerca analoga, effettuata con gli stessi metodi e criteri di classificazione, così da poter comparare i dati di oggi a quelli di 27 anni fa. Le famiglie oggi dedicano meno tempo alle occupazioni domestiche (da 4 ore e 13 minuti a 3 ore e 15), diminuisce il tempo libero e la formazione degli adulti è praticamente inesistente, mentre aumenta il tempo che le donne impiegano nel lavoro retribuito: sono le donne della “doppia presenza”, quelle che si devono occupare di un lavoro fuori casa e della famiglia: un fenomeno che, anno dopo anno, diventa sempre più rilevante e, come ha spiegato Chiara Saraceno, un’elemento di modernizzazione della società che paga, però, tutto il peso dell’emancipazione. «Conoscere la realtà cittadina - ha detto Tom Dealessandri, assessore al Lavoro del Comune - è il punto di partenza per definire le future politiche con cui cerchiamo di amministrare le nostre città e definirne le carenze».

Uno dei dati più “pesanti” è quello dell’aumento dedicato al trasporto e allo spostamento, dovuto «evidentemente al fatto che i mezzi pubblici non svolgono ancora al meglio la loro parte. La città, inoltre, deve conciliare gli orari dei servizi pubblici con quelli di lavoro, riducendo gli sprechi di tempo: dobbiamo permettere alle persone di “tenerselo” per la famiglia e la socializzazione».

Molti sportelli per il pubblico,le anagrafi, ad esempio, così come gli asili, hanno orari ancora studiati sul modello delle famiglie in cui la donna non lavorava e poteva occuparsi delle questioni amministrative durante la giornata: ora le cose sono cambiate. Le cose sono cambiate, ma «le donne lavorano sempre di più - hanno sottolineato Aurora Tesio e Giuliana Manca, assessori alle Pari opportunità della Provincia e della Regione - e la parola d’ordine deve essere la conciliazione e la riorganizzazione dei tempi con i piani di coordinamento orario e le banche del tempo».

Monica Perosino

 
 © Torino Internazionale 2006