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24.01.2006 - Se la cultura batte il calcio
L’altro ieri, domenica senza auto a Torino, allo Stadio delle Alpi si sono registrati circa tremiladuecento spettatori paganti, e, pur contando gli abbonati, che non si recano necessariamente tutti ad ogni partita, significa spalti semideserti.

In compenso, ben diecimila persone hanno affollato l’Auditorium di via Rossini, splendidamente rinnovato, per ascoltare l’Orchestra sinfonica della Rai. Sette ore di musica, a cominciare dalle undici del mattino, hanno letteralmente incantato il pubblico. Notate: per accedere all’Auditorium gli appassionati hanno accettato senza la minima protesta di mettersi in coda, e sono usciti entusiasti. Anzi, parecchi hanno fatto orecchie da mercante - come rimproverarli? - e si sono trattenuti il più a lungo possibile. Non è necessariamente colpa loro se non tutti gli aspiranti spettatori di questo evento gratuito ce l’hanno fatta. Fosse continuato magari fino a mezzanotte, non sarebbe rimasto un posto libero. Ma si tratta soltanto di un inizio: l’orchestra rimarrà a Torino, le stagioni di concerti si susseguiranno, e l’appuntamento all’Auditorium diventerà un’abitudine.

Nel frattempo, in un breve spazio di tempo dalla riapertura di Palazzo Madama elegantemente restituito a nuova vita ben centosettantamila persone lo hanno visitato, letteralmente riscoprendolo. La curiosità, la partecipazione, un nuovo modo di ripossedere la città, hanno stregato migliaia di torinesi calamitandoli in piazza San Carlo, in piazza Vittorio, in piazza Solferino, eventualmente con spirito critico ma non per questo compromettendo il gusto della riscoperta.

Torniamo alla musica. Venerdì pomeriggio si riaprirà, con un concerto mozartiano, la gloriosa sala del Conservatorio, fin dai primi Anni Cinquanta vero sacrario di concerti sinfonici e da camera, organizzati dalla Rai, dalle società musicali e persino da aziende private: leggendari i concerti Martini e Rossi e Ballor. L’evento si arricchirà, prima delle note musicali (orchestra degli allievi del Conservatorio e un solista di grido, il violinista Salvatore Accardo), con la presentazione del restauro del monumento al generale Alfonso La Marmora, a opportuno ricordo del centocinquantesimo anniversario della guerra di Crimea. La manifestazione sarà, comprensibilmente, a inviti, e già si è scatenata una gara per ottenerli.

Ma, come per l’Auditorium, si tratterà di un inizio, e così la vita musicale torinese si arricchirà di un altro gradevole punto di riferimento. Mi sembra che, alla luce di questo autentico caleidoscopio, cada uno dei più vieti luoghi comuni sulla nostra città, che, cioè, i torinesi siano freddi, assenti, distaccati. Torino ha avuto sempre molto da offrire, senza squilli di tromba ma con molta sostanza, segnatamente sul piano della cultura. La gente risponde, si entusiasma, affronta il freddo e gli inevitabili disagi di spostamenti. Ci piace il cioccolato, sia ben inteso, ma senza darci troppe arie, senza sussiego, sappiamo apprezzare tutto ciò che davvero vale. Suvvia, Gianduja non è un distratto sedentario, ma sprizza fantasia

Claudio Gorlier

 
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