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27.01.2006 - Metro senza macchinista. A Torino il primo d'Italia
Sotto la Mole olimpica la chiamano già la metro fantasma. Basta sedersi al posto del macchinista da semplice passeggero e partire per un viaggio di prova infilandosi in un tunnel di luce per capire il perché: non la guida nessuno, almeno dal treno. Quindicimila passeggeri all'ora ma nessun conducente. Messa in moto, velocità e interventi di emergenza in questa metropolitana sono tutti comandati da una centrale operativa a distanza. Nessun macchinista ma anche nessun contraltare: al loro posto ci sono telecamere e altoparlanti in presa diretta che hanno ottenuto la benedizione del garante della privacy. E pure te-lefonini/ree (prendono anche nel tunnel!).

La Torino dei Giochi inaugura la prima metropolitana automatica in Italia. Il 14 febbraio taglio dei nastro del ministro Lunardi: squatter e no-Tav hanno già annunciato la loro presenza. Da anni "treni fantasma" attraversano la pancia di molte città d'Oltralpe (da Parigi a Rennes) e di alcune d'Oltreoceano (Chicago). Per i collegamenti a cielo aperto sono già approdati anche nelle metropoli nostrane (ultimo tratto della Gialla di Milano). Ma questa è la prima automatica e sotterranea: "Visto che abbiamo aspettato tanto per averne una, meglio sceglierla di ultima generazione", afferma il sindaco Sergio Chiamparino. Che gongola: "Questa metro è il simbolo del cambiamento, la metafora della svolta di Torino da città industriale a città dei servizi".

Per i turisti olimpici e i torinesi imbottigliati nel traffico Olimpico saranno operativi i primi 7,5 chilometri realizzati in quattro anni: da Collegno (Torino ovest) alla stazione XVIII Dicembre (proprio davanti a Porta Susa). Per il tratto fino a Porta Nuova ( altri due chilometri già scavati) bisognerà aspettare fino agli inizi de! 2007. Mentre i lavori per la linea che porta al Lingotto (3,9 chilometri) inizieranno subito dopo i Giochi.

A vederla sembra un ascensore orizzontale. I suoi numeri, partendo dai costi: un miliardo di euro (60% governo e 40 enti locali). I treni (nome di battesimo Val, che sta per veicolo automalico leggero: livrea disegnata da Pininfarina con il profilo di Torino e delle sue montagne): sono composti da quattro vetture (ciascuna da 440 posti) e lunghi 52 metri: viaggiano a 80 chilometri all'ora: ne parte uno ogni due minuti (un minuto e qualche secondo nelle ore di punta). Le stazioni: undici, a regime saranno ventuno; con banchine protette da porte di vetro che non si aprono fino all'arrivo del treno.

Quello che colpisce nelle stazioni come nel tunnel è la luminosità. "Il segreto è che le stazioni si snodano su tre livelli in un unico spazio aperto", afferma Gìancarlo Guiati, presidente Gtt (gruppo torinese trasporti). Si, insomma: chi aspetta il treno in banchina vede la luce del sole incanalata dai soffitti ma anche le persone che chiacchierano o comprano il giornale al livello di terra. "Una bella sensazione, anticlaustrofobica e di sicurezza". Una parola, quest'ultima, che ha giocato molto nella scelta di una metro automatica. "Questo sistema garantisce un risparmio nei costi di costruzione (meno 25-30%) e in quelli di gestione (meno 30). Ma soprattutto offre standard di sicurezza molto elevati", dice Guiati. Anche se i treni non sono guidati da nessuno? "Dalla stazione di Collegno, dove lavorano in quattro, sono comandati da dispositivi di sicurezza e controllati da sofisticati sistemi informatici". Se il treno si ferma: "E' portato automaticamente, spinto o trascinato nella più vicina stazione". Misura estrema: "Vengono aperte le porte e i passeggeri fatti camminare sul marciapiede". E visto che le stazioni distano 500 metri l'una dall'altra: "Al massimo devono percorrere 250 metri in un tunnel illuminato anche in caso di bìackout". Non tutti i fantasmi amano il buio.

Alessandra Mangiarotti

 
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