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27.02.2006 - Torino, dopo le Olimpiadi tocca al design
Appena spenti i riflettori sui giochi olimpici, Torino si prepara a organizzare un altro grande evento: per tutto il 2008 la città sarà una vetrina nazionale e internazionale del design. A nominarla "World Design Capital" è stato l’Icsid (International Council of Societes of Industrial Design) organismo creato nel 1957 e composto da 160 membri fra cui l’Adi (Associazione nazionale per il disegno industriale). Un bel riconoscimento da parte di un’istituzione di questa portata. E che conferma che qualcosa si muove in una città dominata per molto tempo dalla monocultura dell’auto. «Le Olimpiadi — racconta Andrea Pininfarina — hanno segnato una svolta. Ci hanno permesso di far vedere al mondo come Torino stia cambiando. Ha dimostrato di essere una città del progetto, della ricerca e della sperimentazione, con una radice storica legata all’industria su cui si è innestato un progetto di ridisegno della sua identità. La conferma che tutte le forze in gioco stanno facendo la loro parte in questo progetto che ha del rivoluzionario, arriva proprio dal riconoscimento dell’Icsid. Una nuova occasione per mettere Torino nella mappa mondiale del design, ma soprattutto un’opportunità per tutto il made in Italy di mostrarsi con i suoi prodotti e le sue eccellenze».

Non a caso nelle motivazioni che hanno convinto l’Icsid a premiare la città della Mole, si legge: «Sono diverse le ragioni per cui Torino è stata giudicata idonea a sviluppare il primo mandato di World Design Capital. Anzitutto la sua tradizione nel campo del design e dell’ingegneria. In secondo luogo per la presenza di centri ricerca, centri stile, laboratori di modelleria e prototipistica nel settore dell’automotive, nella meccanica, meccatronica, nanotecnolgie, macchine utensili, robotica, aeronautica e avionica, realtà virtuale. Ha pesato — continuano i giudici dell’Icsid — il percorso di internazionalizzazione avviato dalla città che ha portato all’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2006, la designazione Torino capitale del libro 2006, la sede delle Universiadi 2007, il congresso mondiale degli architetti».

«La città — incalza Paolo Verri, direttore di Torino Internazionale, l’associazione che dal 1998 promuove il piano strategico destinato a cambiare l’identikit della capitale sabauda — è il più grande cantiere urbano d’Europa. Sta riconquistando la centralità in ambiti che l’avevano vista protagonista. E grazie al riconoscimento di capitale mondiale del design, per tutto il 2008 sarà la sede deputata a mostrare il design italiano, forte di nomi storici come Pininfarina, Bertone e Giugiaro, coinvolgendo città e aziende del Belpaese. In più sarà un polo di riferimento anche per il design internazionale, favorendo lo scambio e le relazioni con le altre capitali mondiali».

Una prospettiva che suona come musica alle orecchie dei "vecchi" torinesi che ricordano ancora lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di fare che si respirava nei cantieri aperti in città per costruire edifici, spazi museali, perfino una monorotaia, in occasione di "Italia ‘61", il grande evento cittadino creato per festeggiare il centenario dell’unità d’Italia. Poi, negli anni, gran parte di ciò che era stato creato, pian piano è caduto in disuso. Abbandonato. Ma questa volta il copione non si ripeterà: tutte le opere create per le Olimpiadi saranno riutilizzate. In più se ne aggungeranno delle altre.

Tanto per incominciare l’Oval, lo stadio del ghiaccio che ha visto i trionfi olimpici del "nostro" Enrico Fabris diventerà un padiglione fieristico. «E’ un’opera molto bella — dicono gli esperti — forse l’unica in Italia con uno spazio così grande senza l’ingombro di colonne». Anche il villaggio Olimpico realizzato dal team di Benedetto Camerana (nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo), finita la kermesse sportiva comincerà a vivere la sua vera vita. Sarà abitato dalla gente, dall’Università e con ogni probabilità avrà come «inquilino» lo Ied, l’Istituto europeo del design. E l’arco rosso che sostiene il ponte pedonale sulla ferrovia, cucendo insieme il villaggio con i vicini impianti della Fiat Mirafiori, continuerà a vivere come testimonianza simbolica del successo delle Olimpiadi, ma soprattutto come il segno evidente della nuova Torino. Proprio a Mirafiori, infatti il Politecnico insieme alla città e alla regione stanno lavorando per creare un centro di ricerca applicata e di studi sul design. Hanno già acquistato dalla Fiat 300mila metri quadri dove sorgerà il Campus. «Si stanno accelerando i tempi — anticipa Paolo Verri — per allestire questa nuova sede entro il 2008».

Un anno cruciale, il 2008, in cui Torino, oltre a essere capitale mondiale del design, ospiterà il congresso degli architetti. Per una settimana saranno almeno in diecimila i professionisti che arriveranno in città a visitare un "catalogo" di opere e autori molto importanti. Insomma la città grigia, fatta di bugia nen (gente che non si muove) sta decisamente cambiando pelle. Finita l’epoca della dipendenza dalla Fiat, la mamma di cui ci si lamenta, ma da cui non si riesce a staccarsi, i torinesi si muovono. «La maggior garanzia per il futuro — conclude Andrea Pininfarina — sta nel fatto che c’è una maggiore consapevolezza nelle capacità imprenditoriali, creative e culturali che può esprimere la città. Che ci sono tutti gli strumenti per diventare davvero competitivi. In un grande progetto condiviso». Infondo questa potrebbe essere la risposta indiretta a Tremonti che, nei giorni in cui non è stata approvata la manovra salvaOlimpiadi, ha commentato: «Torino è un covo di comunisti, che i soldi li trovino da soli».

Marcella Gabbiano

 
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