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16.03.2006 - Architettura. torino in cattedra

Vedremo se l'allegria e la straordinaria efficienza mostrata dai piemontesi, dai torinesi in particolare, e dalle istituzioni coinvolte, rimarrà dopo le Olimpiadi invernali che sono state un grandissimo successo.

Per prima cosa vediamo cosa rimarrà alla citta di Torno. Rimarrà probabilmente la nuova consapevolezza d' essere uscita dalla monocultura dell'automobile. Ma anche in gran parte imprevedibile e stato il ritorno sulla scena europea della Fiat che Tonno oggi viene non più come dominatrice ma come un ritrovato valore produttive e di stile: E' strano che nel momento in cui la città cambia, i ristoranti sono aperti fino a ore una volta impensabili, anche l'automobile ricomincia a dare a Tonno delle soddisfazioni.

Una delle opere che ha raccolto forse i maggiori consensi è stato il villaggio olimpico con il masterplan firmato da Benedetto Camerana e con la partecipazione di un gruppo di ottimi architetti tra i quali spicca lo scomparso Otto Steìdle, architetto di enorme talento morto or sono due anni. E' straordinario vedere che in questa città celebrata dalla letteratura per le facciate di colore ocra o grigio, nel caso del villaggio olimpico compaiono dei colori brillanti: il rosso, l'arancio, il verde acqua...E poi il grande arco che sospende un ponte pedonale che va dal Lingotto a questo nuovo quartiere e che è divenuto simbolo della Torino 2006.

Rimarrà oltre l'eco delle strade percorse da centinaia di migliaia di persone e della serenità dei 15 giorni, appunto "olimpici", anche il palaghiaccio opera progettata dal giapponese Arata Isozaki, sobrio all'esterno, rivestito in metallo, ma all'interno capace ci far vibrare il pubblico durante te manifestazioni sportive. E poi ancora il PalaVela e il restauro del glorioso stadio Comunale.

Rimarranno negli occhi della gente le installazioni, nelle strade sopre il cielo di Torino, dei più grandi artisti contermporanei. Come Buren per il suo lavoro nella piazza antistante al Comune. Oppure la grafica urbana per Torino 2006. A differenza del difficilissimo momento che vive il paese, Tonno 2006, come poche altre positive realtà residue, ha dato un'indicazione chiara di quali potenzialità può avere una comunità (che ha subito la devastante ed accelerata deindustrializzazione) quando le istituzioni locali funzionano e sono in grado di collaborare per un obiettivo e un destino comune.

Massimiliano Fuksas

 
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