contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  
 
 
 
Torino - 11 maggio 2006   english   help   contatti   mailing list
 
 
Piano Strategico 2
Tamtam
Editoria
Agenda
Rassegna Stampa
Piano Strategico 1
Piano Strategico 2
 
 
Home | Rassegna stampa
 
 
 
 
21.03.2006 - Ora anche in Cina sanno dov’è Torino
Adesso - «dopo quaranta giorni eccezionali che hanno dimostrato la capacità di organizzare eventi internazionali» - anche in Cina sanno dov’è Torino e non serve più un’ora per spiegarlo. Un risultato che neppure milioni di euro in pubblicità avrebbero potuto garantire e che è forse l’eredità più importante dei Giochi. Lo pensa il vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina che - al convegno organizzato da Unione industriale e Camera di Commercio su «Fare industria a Torino» - aggiunge: «Adesso le priorità sono l’alta velocità Torino-Lione e fare del capoluogo piemontese una città universitaria in grado di attrarre giovani e docenti».

Pininfarina ribatte il chiodo della grande opera infrastrutturale: «La Torino-Lione è essenziale per lo sviluppo. Se ci fosse un rinvio o non venisse realizzata rischieremmo l’isolamento. Non fermeremo con decisioni localistiche i flussi logistici che legano l’Est all’Ovest dell’Europa. Il problema è se vogliamo esserne al centro o essere emarginati».

Il convegno è servito per analizzare e capire il passato, come è cambiata Torino in tre decenni, e indicare strade per il futuro. I mutamenti sono stati enormi, ma il sistema industriale torinese si è ridimensionato senza perdere competitività e reagisce al cambiamento con strategie che richiedono crescenti investimenti.

Una ricerca elenca numeri aridi testimoni di un arretramento costante: in 25 anni l’occupazione manifatturiera è diminuita del 41%, passando da 440 a 260 mila addetti. Il peso del comparto manifatturiero sul Pil provinciale è sceso dal 42,8% al 27,3%, ma nonostante questo ridimensionamento Torino si conferma una delle aree più industrializzate non solo del Paese ma in Europa. Il 76% delle imprese ritiene che i mutamenti nel mercato siano stati «significativi», un terzo li giudica «molto rilevanti». Per sei aziende su dieci la concorrenza è aumentata».

E a questo si somma la non buona situazione complessiva dell’economia italiana. Però ci sono anche i punti di forza che rimangono inalterati: cultura del saper fare e qualità del capitale umano, elevata apertura internazionale, peso rilevante dei settori a medio-alta tecnologia. Condizioni che fanno dire ai presidenti di Unione e Camera di Commercio, Tazzetti e Barberis, che non si può parlare di declino dell’industria, ma di necessità di reazione con strategie complesse (dalla ricerca al sostegno all’export) che richiedono anche crescenti investimenti.

Marina Cassi

 
 © Torino Internazionale 2006