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30.03.2006 - "La qualità della vita è l´atout per attrarre cervelli in città"
Professor Luciano Gallino, docente universitario e sociologo, la notizia di Gm che mette radici a Torino, raddoppiando entro due anni i dipendenti del suo centro ricerche, è arrivata il giorno dopo l´annuncio dell´ingaggio da parte del Politecnico di sir Harold Kroto, premio Nobel per la chimica, come docente.

Possiamo dire che sono due importanti tasselli verso quel polo della conoscenza e della formazione su cui punta la Torino del futuro?
«Certamente sì. Le nuove assunzioni di Gm compenseranno verso l´alto i posti persi con i 700 esuberi agli Enti Centrali Fiat, il cervello dell´azienda. Soprattutto è un segno positivo che un altro marchio automobilistico scelga di investire nella ricerca in quest´area. E poi mi aspetto altri benefici effetti da Tne, la nuova società che si insedierà nelle aree dismesse di Mirafiori».

Quale ruolo vede per "Torino nuova economia"?
«Sicuramente potrà essere un altro elemento importante per attrarre cervelli a Torino. D´altronde, pur in tempi di tariffe aeree low cost e facili comunicazioni, la prossimità fisica resta un elemento essenziale per un proficuo scambio tra centri di ricerca e centri produttivi. E Torino sotto questo punto di vista è ben posizionata. Certo c´è da augurarsi che iniziative simili si moltiplichino, per dare davvero vita a un polo della conoscenza».

Quale ruolo può avere il Bit?
«Il Bit è il più importante centro di cultura della formazione in Europa, ogni anno centinaia di futuri quadri di aziende e amministrazioni straniere passano da Torino. Purtroppo i rapporti con la città sono meno intensi di quanto meriterebbe, quasi una vita da separati in casa. Ecco, per una Torino che punta a diventare un punto di riferimento nella formazione, si dovrebbe cominciare migliorando la collaborazione con un´istituzione che è in città da un quarto di secolo».

Che cosa suggerisce?
«Innanzitutto rapporti più stretti e proficui con l´università e il Politecnico. Si potrebbero organizzare interessanti scambi a livello di corsi tra gli atenei torinesi e il Bit».

Presto anche un gruppo come Unicredit aprirà a Torino il suo centro di formazione. Qui verranno preparati i futuri dirigenti e manager della banca e anche questa è una buona notizia. Ma qual è la miglior atout di Torino?
«Direi una qualità della vita molto alta. È una grande città, ma senza gli inconvenienti tipici delle metropoli. Si vive bene, il traffico non è caotico, è una città rinnovata e i prezzi sono più bassi rispetto ad altri centri. Aspetti cui un manager o un docente presta molta attenzione quando deve scegliere la città dove trasferirsi con la famiglia».

Forse però manca una scuola internazionale di livello, non crede?
«Dalle elementari ai licei Torino può vantare tra le migliori scuole europee, glielo assicuro. Certe polemiche sulla mancanza di una scuola internazionale per i figli dei manager sono più di superficie che di sostanza».

Dunque sarà questa la vocazione della Torino futura?
«C´è una costellazione di elementi che spingono in questa direzione, cioè verso una città della conoscenza, dove formazione e ricerca hanno basi e ruoli importanti, però aspettiamo. Ci sono alcuni segnali positivi, ma è troppo presto per parlare di passi da gigante».

Pier Paolo Luciano

 
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