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01.04.2006 - Torino olympic host city
Una città in festa, che ha scelto come presentarsi (leggi vestirsi), senza accontentarsi dell’abito d’ordinanza, seppur irideo, dell’immagine coordinata delle Olimpiadi. E così ha deciso di mettersi in rosso, per mostrarsi diversa. Una gemmazione quasi infinita di stazioni emittenti. Diecimila stendardi, ad accompagnare, ritmare, colorare cinabro le geometrie rettilinee della sua topografia così raziocinante, e per questo così rassicurante. Arazzi del giorno d’oggi dove la nobiltà rappresentata è quella del pensiero, sintetizzata in poche icone selezionate dalla storia, dai faraoni alla “500”. Trecento “anemometri”, T in movimento capaci di captare vento, e fermento. Tredici shangai, alti come le statue equestri che qui sono un po’ dappertutto, certo senza spade ma con messaggi led in punta.

Per chi è arrivato, per chi è stato, e per chi è partito. E ancora, lungo il Po, acqua che nel buio si fa schermo e si accende di proiezioni, anche perché i torinesi, da quando hanno potuto cogliere in un solo sguardo Fibonacci e Antonelli, preferiscono che a rischiarare le loro notti ci pensino gli artisti. E ancora, centocinquanta vasi riempiti da altri shangai (o sono forse sci?), come se un moderno Petitot, in viaggio dalla Francia a Parma, si fosse fermato ad allestire con cura un puntuto giardino urbano, una semprerossa vegetazione metallica. Acrobazie formali equilibrate e composte.

Una città rinata e rigenerata, che ha capito che investendo sulle risorse propriamente italiane (storia, cultura, patrimonio artistico e paesaggistico, creatività) poteva riprendere a correre veloce, dopo aver smesso i panni di città industriale. Attraverso un progetto d’autore che sembra, anzitempo, accompagnare la città verso il nuovo ruolo internazionale che avrà nel 2008, quello di “Capitale del Design” che con coraggio e ambizione l’amministrazione comunale ha cercato, sfilando quel primato alla nostra distratta Milano.

Spenta la fiamma olimpica, Torino si ritrova due nuovi vestiti. Uno, morale, nel ricordo di chi è stato suo ospite durante i Giochi, tessuto dalla cortesia e dall’estro dell’accoglienza. Il secondo, materiale, fatto dai segni di questa onda rossa, una struttura visiva discreta che ha riordinato senza sovrastare, costruendo prospettive visive ben differenziate dal chiasso senza regia della comunicazione commerciale. È del resto, Torino, “città favorevole ai piaceri”.

B.F.- A.F.

 
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