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19.04.2006 - Porta Susa. Si parte
In carrozza, si riparte. Dopo l’ebbrezza olimpica di lavori in corso, la Torino «always on the move» si concentra sulla nuova stazione di Porta Susa. Dopo anni di annunci e contro-annunci (cominciati ben prima delle Olimpiadi) mercoledì 26 aprile partirà finalmente il grande cantiere per costruire la prima stazione dell’Alta Velocità d’Italia: prima pietra per la nuova stazione di Torino Porta Susa. Data storica, in cui Rfi consegnerà i lavori alla società che si è aggiudicata l’appalto. Destinata a diventare la principale stazione torinese per il traffico ferroviario regionale, nazionale, internazionale, Torino Porta Susa fa parte di un più ampio progetto di stazioni ad alta velocità messo a punto da Rfi che interesserà Bologna, Firenze Belfiore, Roma Tiburtina e Napoli Afragola.

Il progetto, firmato dalla società francese Arep e dagli architetti Silvio D’Ascia e Agostino Magnaghi, prevede la realizzazione di una galleria di cristallo e acciaio lunga 385 metri, larga 30 e con un’altezza variabile rispetto alla quota stradale esterna tra i 13 e i 19 metri al colmo della copertura. Il progetto nasce con un obiettivo: trasformare la stazione in un percorso urbano. Alla galleria di vetro in cui saranno ospitati negozi e spazi pubblici, si unirà una torre alta 100 metri divisa in due (verticalmente): una parte sarà occupata da uffici, l’altra da un albergo. Il costo dell’opera si aggira intorno 55 milioni di euro, totalmente a carico di Rfi.

La fine dei lavori, che entreranno nel vivo all’inizio di maggio è prevista per il 2008. Secondo le stime la nuova Porta Susa dovrà assorbire il passaggio di oltre 500 treni al giorno per una media di oltre 23 mila viaggiatori. Nello scrigno di cristallo e acciaio transiteranno 7 mila viaggiatori l’ora diretti verso i treni dell’alta velocità come a quelli del sottostante metrò. Ma non solo. «Questo sarà un luogo pieno di vita, che non si frequenta soltanto per partire. Piccola città nella città, ricca di eccellenze non solo trasportistiche, ma anche commerciali e culturali» spiegano negli uffici romani di Rfi. Eccolo, in sintesi, l’identikit della futura Porta Susa, la stazione destinata a diventare, entro i prossimi tre anni, lo scalo ferroviario più importante di Torino: la città del corridoio 5 e della Torino-Lione, capoluogo di una regione su cui le Ferrovie investiranno 11.800 milioni di euro di cui oltre 5.300 per l’Alta velocità, la base d’eccellenza da cui partire per una rivoluzione degli scali ferroviari.

Per quale motivo però, i lavori della stazione Porta Susa sono partiti soltanto ora? I responsabili di Rfi sono lapidari: «Costruire in una città non è come costruire fra i campi. E ora che i lavori per il Passante ferroviario sono conclusi è tutto molto più semplice e la stazione potrà essere pronta entro due anni e mezzo». Una stazione che è un po’ un simbolo, e dagli uffici romani delle ferrovie lo lasciano chiaramente capire, «e rappresenta il crocevia più importante per l’Alta Velocità diretta in Europa».

Ma la nuova Porta Susa è soltanto uno dei tasselli della metamorfosi urbanistica che passerà attraverso l’eliminazione dei binari. E’ una città pressocchè irriconoscibile quella che i torinesi scopriranno entro il 2011 anche soltanto affacciandosi dai balconi: una Torino finalmente alleggerita da un’enorme matassa di binari e quattro cavalcavia. Il piano del ferro abbassato sottoterra restituirà un milione di metri quadri nuovi di zecca su cui costruire case, far crescere giardini e alberi, ma soprattutto «seminare idee» come ripete spesso lo storico della città Carlo Olmo. «L’eliminazione dei binari da Porta Nuova al Lingotto rappresenta una rivoluzione copernicana per l’urbanistica, l’economia e lo sviluppo generale della metropoli - spiega il consulente del Comune - ecco perché il modello giusto è quello multi-funzionale, tipo Lingotto. Un centro che offra diverse facce di se stesso, da quella culturale e accademica, a quella dello shopping e dello svago».


Emanuela Minucci

 
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