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27.04.2006 - La nuova Porta Susa cambia la città
Il dado è tratto. Più che la posa di una vera e propria pietra, il simbolo dell’avvio del cantiere per la nuova stazione di Porta Susa è l’abbattimento di un muretto interno allo scalo ferroviario. Come dire: prima di cominciare a costruire il domani buttiamo giù il passato. Ritardi, lungaggini burocratiche, tentennamenti politici. Roba vecchia, di ieri. Oggi è il giorno dell’alta velocità. C’erano tutti, ieri mattina alla cerimonia d’apertura dei lavori. L’amministratore delegato delle FS Elio Catania e quello della Rete Ferroviaria Italiana Mauro Moretti, il sindaco Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia Antonio Saitta. E poi un esercito di tecnici, periti, ingegneri, curiosi.

«Il cantiere per la prima stazione Alta Velocità italiana è un’opera fondamentale in una delle regioni nodali, per la quale ci aspettiamo finanziamenti locali ma anche nazionali», comincia Elio Catania. Ne va del sistema Paese: «Non si tratta solo di Torino e del Piemonte, qui stiamo fondando la nuova Italia». Che Porta Susa non sia una priorità prettamente provinciale o regionale è una delle preoccupazioni di Chiamparino, una di quelle che vorrebbe riuscire a spiegare agli «scettici amici» no Tav e lo rendono particolarmente soddisfatto del lavoro dell’Osservatorio europeo: «Sto finendo di leggere il libro sulla storia di Torino pubblicato in occasione delle Olimpiadi. Sapete che le nostre linee ferroviarie risalgono addirittura a Cavour? E pensate che per certi aspetti sono tra quelle messe meglio...». La sua scelta di campo è netta: «So che spiacerà a chi pensa che la mozzarella di bufala debba essere prodotta nel Cuneese ma viviamo nel 2006 e queste sono le nuove frontiere della globalizzazione».

Si parte, dunque. Un nuovo cantiere aperto fino al 2009, 55 milioni di euro d’investimento, la promessa di una galleria di cristallo e acciaio tra i corsi Bolzano e Inghilterra lunga 385 chilometri e larga 30 piena di negozi e spazi pubblici. E soprattutto l’interramento della ferrovia che consentirà di ricucire grosse fette di città oggi divise dai treni in corsa. E’ l’ingegnere del Comune Burdizzo a spiegare quest’ultimo punto: «L’attuale binario parte da Porta Susa, sottopassa piazza Statuto, sovrapassa corso Regina e poi, in rilevato, scavalca la Dora verso corso Venezia». Roba vecchia, di ieri. «Il nuovo passante infosserà il binario di sette metri per ricucire il territorio. Così, dopo porta Susa e il sottopasso di piazza Statuto la corsa proseguirà sotto il fiume per riemergere solo in corso Grosseto». Una soluzione per recuperare l’intera zona di corso Principe Oddone che, alla fine dei lavori, sarà collegata con l’attuale Spina 4. L’operazione sarà pagata in tandem: le FS copriranno le spese per le infrastrutture ferroviarie e il Comune di Torino metterà i fondi per ripristinare l’ambiente in superficie.

«Un’opera che fotografa un impegno sui servizi nuovo, come in Italia non se ne vedeva da cinquant’anni» commenta Mauro Moretti prima di firmare con il sindaco Chiamparino il protocollo d’intesa tra la città e la RFI per lo sviluppo delle aree adiacenti allo spazio ferroviario. Circa mezzo milione di metri quadrati di aree dismesse lungo 12 chilometri di passante. Tutti da valorizzare, ad alta velocità. Il dado ormai è tratto.

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