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04.05.2006 - L'Italia riapre il libro
Nell'edificio che fu il tempio della classe operaia italiana, il Lingotto, l'ultimo Primo Maggio, quello appena celebrato, per alcune centinaia di giovani e meno giovani è stato un giorno da stakanovisti. Fervevano, infatti, i preparativi in vista dell'appuntamento clou annuale per il mondo dell'editoria e dei comuni lettori: la Fiera del Libro di Torino. Quella che apre i battenti oggi è una Fiera confortata dai dati: 1263 espositori (40 in più rispetto all'edizione passata) per ben 40mila metri quadrati di stand vari e affini.

Ieri, curiosando fra spazi e corridoi, ci si poteva chiedere se questo è davvero il tempio del libro che si appresta, nel giro di ventiquatt'ore, ad aprire i cancelli alle migliaia di visitatori che in cinque giorni scorrazzeranno da un padiglione all'altro per vedere, ascoltare, mangiare, sudare o - magari - se si parla di giovani, per stare a zonzo accompagnati dall'insegnante di turno che (nonostante le stime dicano quasi sempre il contrario) è convinto che una gita fra questi spazi possa avvicinare gli studenti alla lettura. I dati forniti ieri dall'Aie, l'Associazione degli Editori, sulla base delle statistiche Istat, sembrano confortanti (moderatamente): negli ultimi cinque anni il numero dei lettori è aumentato di oltre due milioni, passando da 21,1 del 2000 ai 23,3 del 2005. Un aumento dovuto, come ha detto il presidente degli editori, Federico Motta, a una serie di concause che, in realtà, fanno pensare a iniezioni poderose di stupefacenti: vendite coi quotidiani, fiere, festival…

Insomma, il libro ha bisogno di ricostituenti e incentivi che portino i giovani alla lettura, fatto in sé tutt'altro che naturale, tanto più oggi se si pensa al messaggio che passa nella nostra società: avere senza troppa fatica, al mero scopo di svagarsi dalla dura legge dell'impegno. Ma il libro, quando non è trash della peggior specie (esisteva, un tempo, anche il kitsch creativo…), richiede fatica, capacità d'interpretazione, senso critico, insomma l' uso della materia grigia, che, com'è noto, è fatta anche di muscoli che vanno allenati. Così, è lo stesso Motta a constatare che l'aumento è significativo, ma imputabile soprattutto a «lettori deboli». Però, lo zoccolo duro mette a segno un colpo importante: la bilancia regista una crescita significativa dei «lettori forti», quelli che leggono uno o due libri al mese e anche più. L'edizione della Fiera che si apre oggi è dedicata all'avventura, e ha come nazioni ospiti Portogallo e Brasile. Sono attese le star di questi due Paesi, Paulo Coelho e José Saramago (ma quest'ultimo sembra aver dato forfait per un ricovero d'urgenza in ospedale a Lisbona).

Come sempre, le ore che separano dall'inaugurazione sono una specie di terra di nessuno dove non sai dire se ciò che vedi oggi, domani avrà tutte le cose in regola. Nel primo pomeriggio di ieri, tutti lavoravano alacremente all'allestimento e l'unico stand deserto, chiuso in un silenzio immobile, era quello dell'Adelphi: tutto in ordine, libri disposti sugli scaffali con estetico rigore, e tanto di cellophane a sigillare la bomboniera. Una ragazza impegnata nello stand di un grande editore rivolgendosi a un'altra, additandole i colleghi al lavoro in un altro stand, le dice: «Ti rendi conto che alcuni verniciano pure?». È proprio così: molto è ancora in fieri e non trovi soltanto scaffalature, scatoloni, attrezzi, carrelli: girano pure auto e furgoni, tecnici del suono e della luce, e ti sembra davvero, per un attimo, che la cultura sia sorella di quella classe operaia che, se pure non è finita in paradiso come si augurava, perlomeno non è più all'inferno e - adesso che ai vertici delle camere in Parlamento ci sono due ex sindacalisti - sogna di fare il salto fuori dal purgatorio. In generale si avverte fiducia, composta euforia: il libro tiene e sta tornando a essere quell'oggetto del desiderio che la televisione aveva giurato di mandare in pensione.

Dominano, è ovvio, Mondadori-Einaudi - a proposito: gli stand vicini, anche se di peso diverso, sembrano far registrare (volenti o nolenti) un armistizio rispetto alle polemiche degli ultimi giorni sui presunti opportunismi degli autori che compongono l'albo della casa torinese -, e poi Rizzoli-Bompiani, Adelphi, ma danno prova muscolare anche Giunti, De Agostini, Newton & Compton, Carocci… e accanto le Edizioni Messaggero di Padova e la Elledici con due stand di forte impatto. Poco lontano, l'associazione Sant'Anselmo ha allestito un mega-stand in cui presenta i libri dello spirito e i testi religiosi delle maggiori case editrici del settore (senza fermarsi alla stretta attualità: si può trovare, per esempio, un testo ormai dimenticato da molti come Rivoluzione e libertà di Bernanos, edito da Borla). Lo slogan della Fiera è «L'avventura continua». Per il libro potrebbe essere l'augurio più bello dopo gli annunci delle tante cassandre di turno. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Maurizio Cecchetti

 
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