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09.05.2006 - Un trionfo olimpico per il libro a Torino
Gli apocalittici sabaudi si morderanno le labbra. Il temuto collasso post-olimpico non arriva. Ultima conferma questa diciannovesima edizione della Fiera del Libro, dove l´aria che si respira fra gli stand, ancora molto affollati nel pomeriggio del lunedì della chiusura, racconta di una città che non teme più di complimentarsi con se stessa per i suoi successi. Torino è ormai di moda, ha detto in conferenza stampa il direttore Ernesto Ferrero. L´assessore al Turismo Elda Tessore raccoglie l´ipotesi di estendere la Fiera al libro all´Oval e porge sul tavolo della riflessione generale un´altra tessera: utilizzare il villaggio ex-Moi, quei trentamila metri quadrati della parte internazionale, per arricchire la Fiera di servizi. Dal catering a sportelli di prenotazioni per evitare le code, da spazi per dibattiti anche in ore serali a occasioni di shopping fino a tarda notte per il mondo dell´editoria che nei giorni del Salone non ha materialmente il tempo per spostarsi in centro per gli acquisti. Ponte di congiunzione fra le diverse aree, spiega ancora Tessore, la passerella che sarà pronta per consentire il passaggio a piedi da una zona all´altra. «Cominciamo a collaborare sin da domani con la Fondazione del libro della quale abbiamo apprezzato la qualità del lavoro e gli sforzi profusi. Credo che il nostro obiettivo sia quello di scegliere tre o quattro manifestazioni annuali in città per farli diventare veri e propri eventi. La Fiera del libro lo è già ma il suo impatto sulla città e per la città può essere ancora più forte».

Editori ed operatori non si tirerebbero indietro, contenti di partecipare ad un nuovo corso: «Mai come quest´anno ho notato quanto è cambiata questa città - racconta Gianluca Catalano, romano, manager marketing e vendite delle Edizioni e/o. Ho chiacchierato con tanti nostri clienti e questa volta molti non erano torinesi. C´era anche qualche straniero. Hanno approfittato del Salone per venire a scoprire la città. Tutti soddisfatti». E da Einaudi Silvia Parola conferma una crescita complessiva delle vendite del 30 per cento e aggiunge che è andata particolarmente bene per gli editori torinesi. Sarà l´azzeccata campagna di presentazione, sarà la spinta di un mercato che quest´anno ha portato alla Fiera anche ragazzi molto giovani alla scoperta di storie che narrano il loro mondo con parole non molto diverse da quelle che loro usano ogni giorno. Sarà per questo o per quello, ma alla fine il risultato non cambia: «Torino sembra pronta a fare un ulteriore salto di qualità e se la Fiera il prossimo anno dovesse essere all´Oval andrà benone. A condizione che non si smetta mai di creare occasioni di crescita», dice Parola.

A nome del comitato librerie indipendenti, Rocco Pinto della Torre di Abele, quest´anno nello stand Laterza, plaude il buon risultato e lancia una riflessione e un suggerimento per il futuro: «Giusto che la Fiera del libro sia potenziata. Credo che in questo contesto un ruolo più importante possa andare ai librai torinesi sui quali si potrebbe puntare di più. Ci aspettiamo che il prossimo anno lo spazio riservato alle librerie cresca». Più sinergie e meno gruppo, insomma, la città che diventa sistema per creare le migliori condizioni possibili per rinnovare la formula. Un rimpianto, forse: considerati gli ottimi incassi della Fiera, forse si poteva lasciare l´ingresso gratuito ad insegnanti e librai. Sono parte del sistema ed è un peccato che siano costretti a pagare, anche solo cinque euro.

Se dal Lingotto la panoramica si allarga al resto della città, un primo bilancio sull´occupazione delle camere negli alberghi cittadini indica un incremento del 15-20 per cento di presenze rispetto all´edizione dello scorso anno. L´obiettivo del tutto esaurito era però irraggiungibile: dallo scorso anno i posti letto sono aumentati di 1500 unità e non è bastato il boom per riempire tutte le strutture. Un test interessante poteva riguardare i cinque stelle che hanno tenuto ma non hanno fatto faville. Dice il direttore di Federalberghi Torino Maurizio Baldini: «Operatori ed espositori optano per un tre-quattro stelle e soltanto per gli ospiti importanti si sceglie l´hotel superlusso». Un altro esperimento che ha cominciato a dare qualche segnale positivo è la formula Best & rest: in occasione della Fiera del libro si poteva prenotare in un solo colpo camera d´albergo e ristorante. «Numeri ancora limitati ma la strada si può percorrere», sostiene Federalberghi.

Il sistema Torino è comunque in grado di reggere una crisi di crescita? Baldini su questo punto non ha dubbi: «Siamo prontissimi, anzi scalpitiamo. Crediamo che la ricetta migliore sia sempre quella di eventi culturali di qualità che durino a lungo. Soltanto così si mantiene la tendenza positiva nel tempo». Dal Museo del Cinema, uno dei luoghi ormai entrati nel pacchetto turistico della città, le cifre dicono che dalle Olimpiadi in avanti i fine settimana non possono essere considerati ordinari. Anche in questo week-end che si è svolto nell´insegna della Fiera, i biglietti complessivi venduti fra venerdì, sabato e domenica sono ottomila: 2mila il primo giorno e 3mila i successivi. Durante i ponti di Pasqua e del Primo Maggio si è toccata anche quota 4 mila, ma nel complesso il risultato è ottimo, visto che in un fine settimana giudicato normale non si superano i 2500 biglietti staccati.

Sara Strippoli

 
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