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10.05.2006 - Torino crede nel rilancio Fiat
I torinesi promuovono la terapia Marchionne. E la maggioranza di loro è convinta che Fiat Auto supererà i venti di crisi senza compromettere la propria autonomia, ma facendo affidamento al massimo su "nuovi accordi industriali".

Il bilancio 2005 approvato dall'assemblea degli azionisti Fiat la settimana scorsa, unito ai conti ancora più lusinghieri del primo trimestre 2006, dice chiaramente che intorno al Lingotto si respira un'aria nuova. E Torino e il Piemonte se ne sono già accorti da tempo: tra gennaio e febbraio 2006, i ricercatori dell'Osservatorio del Nord-Ovest- la task force del Dipartimento di Scienze sociali dell'Università coordinata da Luca Ricolfi - hanno chiesto a 4.842 piemontesi come percepiscono la crisi Fiat. E l'immagine che ne è emersa è più che incoraggiante: «La maggioranza relativa - spiegano i ricercatori - pensa che Fiat auto sopravviverà grazie ad accordi industriali con altre grandi aziende automobilisitiche, ovvero con la via che l'azienda ha effettivamente imboccato nell'ultima periodo". Non solo: l'indagine ha dimostrato anche che «la maggioranza della popolazione piemontese ritiene la Fiat un simbolo ancora importante per Torino, e crede che difficilmente sì possa immaginare la città senza di essa».

Gli esiti dell'indagine sono stati raccolti e pubblicati nel decimo Rapporto fecalizzato dell'Osservatorio, seconda puntata di una ricerca sui Piemonte e la Fiat condotta sullo stesso tema e sul medesimo campione tre anni fa, quando la crisi si mostrava in tutta la sua gravità. Rispetto al 2003 gli umori dei piemontesi sono migliorati anche perché, rivela la ricerca, - Torino e il Piemonte - si legge sul rapporto curato da Arcangelo Lapolla, Michele Roccato e Sinforosa Zambrino - sembrano stare almeno un po' meglio delle altre grandi città e dell'Italia considerata nel suo complesso». Sotto la Mole, ma anche nelle altre province piemontesi, i redditi dichiarati sono in lieve aumento e la quota di chi non riesce a risparmiare neanche una parte del proprio stipendio è inferiore rispetto al resto del Paese.

Quanto all'auto e alla Fiat, fra il 2003 e il 2006 il bacino lavorativo che ruota intorno al Lingotto si è fortemente ridimensionato: oggi in Piemonte l'1,2% è occupato direttamente in una delle aziende del gruppo (era l'1,1 nel 2003) ma soltanto il 10.9% si vede inserito nel bacino indiretto. 4,3 punti in meno rispetto a tre anni fa. Risultato: a inizio 2006 l'88% (4.2 punti in più sul 2003) degli addetti piemontesi non fa parie del bacino Fiat. Lavoro a parte, i piemontesi - e in particolar modo i torinesi - dimostrano di aver seguito con grande attenzione le vicende Fiat. A gennaio, ad esempio, il 77% degli abitanti del capoluogo era a conoscenza dello scioglimento del master agreement con GM e del miliardo e mezzo ricavato dalla Fiat, il 70,4% sapeva che l'attuale ad è Sergio Marchionne e il 67,7% conosceva l'accordo pubblico-privato per il rilancio di Mirafiori: allargando la visuale al Piemonte i valori si abbassano ma restano alti.

Informati quarto basta, i piemontesi si rivelano piuttosto severi nel valutare il comportamento dei diversi attori coinvolti nella crisi: aggregando tutte le pagelle elaborate dal campione, vengono riconosciuti gli sforzi dell'attuale top management Fiat (guidato da Luca Cordero di Montezemolo e della famiglia Agnelli). Gli enti locali, invece, ottengono una media di 5,5 punti; sotto al 5, invece, il management Fiat, insieme a sindacali, banche, mass media e Governo. Rispetto al 2003, il voto migliora solo per i dirigenti e per la famiglia Agnelli (poco più di mezzo punto).

E il futuro? Premesso che più della metà dei piemontesi (in città si scende al 43,3%) considera ancora la Fiat come un "simbolo" e pensa che sia difficile immaginare Torino senza di essa, quasi un piemontese su due si dice ottimista ed è convinto che Fiat sopravviverà; circa un quinto degli intervistati è ancora più fiducioso e ritiene che l'azienda tornerà in attivo, a prescindere dalle politiche di rilancio, mentre la quota di chi prevede i! fallimento non raggiunge il 5 per cento.

Il risultato, in fondo, non deve stupire: i piemontesi continuano a ritenere che il destino Fiat resti legato alla capacita di costruire auto di qualità, e su questo punto la fiducia resta elevata: oltre il 40% dei piemontesi si definisce cliente "affezionato" dei marchi del Lingotto e un ulteriore 10% preannuncia l'intenzione di tornare a comprare italiano.

Marco Ferrando

 
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