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13.02.2007 - Tante “capitali” per le celebrazioni (e i finanziamenti)
2011: Torino, ma non solo. Le celebrazioni per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, si sa, riguarderanno anche Roma e Firenze. Quel che non si sapeva è che il Governo vuole coinvolgere almeno altre dieci città.

Il nuovo orizzonte è stato prefigurato ieri da Andrea Marcucci, sottosegretario per i Beni e le Attività culturali, a Torino per presentare con Giuliano Soria la sede romana dell’Antenna Culturale Europea: «Mi piacerebbe coinvolgere le capitali pre-unitarie, anche se minori. Comprese quelle della Padania». Musica per le orecchie dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio che però, essendo seduto qualche fila più in là, non ha potuto applaudire il proposito.

«Parliamo di un altro livello di iniziative rispetto a quelle organizzate a Torino - s’è affrettato a precisare Marcucci, ribadendo la centralità della città anche sotto il profilo economico -. Ma in quell’occasione servirà un network per promuovere la cultura sul territorio nazionale. Penso a un sistema integrato di poli culturali che rispondano alla stessa logica»

Restano i complimenti a Torino. Non solo la città sta rispettando i tempi, ha commentato il sottosegretario dopo aver ricevuto dal vicesindaco Tom Dealessandri il pre-elenco delle zone candidate ad ospitare le manifestazioni, ma «lavora bene»: «Il Governo apprezza come si muove. La falsariga delle celebrazioni deve essere la creazione di infrastrutture culturali che rimarranno in dote al territorio».

Il dossier di Torino è atteso a Roma per la fine del mese. La legge per le celebrazioni è data per certa entro fine anno. Allora ne sapremo di più. Certo è che allargare il tiro alle capitali pre-unitarie significa riesumare dagli archivi la carta geopolitica dell’Italia dopo il Congresso di Vienna ripercorrendo un viaggio impegnativo. Fatte salve Torino, Firenze e Roma, partendo da Nord si incontra il Regno del Lombardo-Veneto con Milano, e magari pure Venezia. Seguono il Ducato di Parma e Piacenza e quello di Modena e Reggio. Per tacere di Lucca. A sud il Regno delle Due Sicilie con Napoli (e Palermo, per carità!). Cagliari, dove è già sorto un comitato per il 2011, rivendica già la sua parte non foss’altro che per aver ospitato Carlo Emanuele IV dopo l’abdicazione imposta dai francesi. E come disconoscere un ruolo a Genova, patria di Mazzini, o a Brescia «Leonessa d’Italia» per il coraggio mostrato durante l’insurrezione del 1849?

Insomma: c’è gloria per tutti. Il rischio è che dalla gloria si passi ai finanziamenti a pioggia: che in ultima analisi si risolverebbero, c’è da scommetterci, in un impoverimento del progetto torinese.

REAZIONI: “La centralità di Torino deve essere molto chiara”

«Si può fare tutto, dipende dalle risorse che il Governo metterà in campo». Tocca a Gianni Oliva, assessore regionale alla Cultura, inaugurare le reazioni all’apertura del sottosegretario. Prima Torino. Poi Torino, Roma e Firenze. Ora si punta a coinvolgere le capitali pre-unitarie, dalle Alpi alla Sicilia. Non sarà che la ricorrenza del 2011 sta diventando un treno sul quale salgono in troppi? «Sapevo che il Governo voleva dare alla ricorrenza un profilo nazionale, anche se mi era sfuggito il riferimento agli altri centri del Settentrione - spiega Oliva -. Comunque va bene. E’ solo questione di risorse, oltre che di un giusto equilibrio da trovare in sede organizzativa». Giudizio sospeso, insomma. Anche l’assessore Walter Giuliano (Provincia) si sente in dovere di mettere qualche paletto: «Nessuna preclusione, la centralità di Torino si difende con la qualità dei progetti e con finanziamenti adeguati. Spero solo che non ci sia un’eccessiva dispersione, anche in termini di risorse pubbliche. La posizione del Governo è molto interessante ma un po’ rischiosa». Chi dorme fra due guanciali è l’assessore Fiorenzo Alfieri (Comune): «Basta che siano chiare la centralità e la priorità di Torino, riconosciute più volte dal Ministero. Se poi il Governo ha la forza per estendere le celebrazioni a tutto il Paese va benissimo. Non saremo certo noi che pretenderemo di insegnargli il mestiere».

Alessandro Mondo

 
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