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18.11.2003 - "Torino sa farcela da sola"
«Dire che Repubblica è un giornale di opposizione è una formula riduttiva. Repubblica è, e cerca di rappresentare, un´idea di Italia. Che certo oggi non coincide con quella di chi governa. Quell´idea è, al tempo stesso il patto forte che ci lega ai lettori che ogni mattino, con la pioggia, il freddo o l´afa vanno in edicola a comprarla». Erano più o meno in cinquecento, quasi tutti studenti, ieri sera all´Unione Industriale, ad ascoltare il direttore della Repubblica Ezio Mauro, ospite di Agorà, la serie di incontri con personaggi eccellenti della politica, della cultura e dell´economia italiana che l´Unione Industriale di Torino organizza ogni lunedì.

L´ha accolto una lunga serie di domande su ogni argomento. Quale sarà il futuro di Torino? «Non posso saperlo, ma sono ottimista. Penso che la Fiat abbia ancora carte da giocarsi. E quando parlo della Fiat intendo l´azienda e i suoi valori. Prima di tutto la famiglia Agnelli che è tornata a impegnarsi in prima persona e a investire. E intendo soprattutto ciò che Fiat vuol dire nel suo complesso rapporto con la città: il Politecnico con le conoscenze che vi si sono accumulate nei decenni».

Penso poi, quando parlo di Fiat, a tutto il distretto dell´auto dall´indotto alla scuola di design. Insomma a una vocazione che non può andare dispersa. Certo Torino non potrà più essere una città monoindustriale. Deve scoprirsi altre vocazioni. Ma è una città che ha altre capacità, abituata a lavorare, a togliersi dai guai da sola. Non esaspererei invece il significato delle Olimpiadi, anche se sono una opportunità importante come ha dimostrato in passato Barcellona». "Torino sa farcela da sola"

La sanità piemontese, con tutti i suoi scandali è davvero la peggiore d´Italia? «Non credo sia la pecora nera. Penso invece che ancora una volta Torino sappia fare prima di altre zone di Italia i conti al suo interno. Non credo che questa città sia più corrotta di altre anche se ho la percezione che qui come altrove la corruzione stia ritornando alla grande. Poi non si può dimenticare che nel settore della sanità è in corso una diversa dislocazione delle risorse tra pubblico e privato e questo passaggio smuove una massa di interessi che sono stati fermi per anni».

Poi si è parlato di guerra: è giusto o no che i soldati italiani restino in Iraq? «A questo punto credo debbano rimanere - ha risposto Mauro - anche se era sbagliata la guerra fatta senza autorizzazione dell´Onu ed è stata sbagliata la politica americana e di quella parte di Europa, "amica" degli Usa che l´ha seguita nel dopoguerra iracheno. Credo però che si debba tornare all´Onu e prima ancora si debba tornare a un vero dialogo a una vera collaborazione tra tutti i paesi d´Europa e tra l´Europa e gli Stati Uniti. L´11 settembre è stato un attacco alle democrazie occidentali, non solo agli Usa, ma a tutti noi. La democrazia deve rispondere, non può rimanere imbelle certo, ma deve farlo senza abdicare a se stessa».

Marco Trabucco

 
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