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05.12.2003 - Il Piemonte è ancora fabbrica di futuro
Il Piemonte ad alto contenuto tecnologico c'è. Ed è fortemente ancorato a settori tradizionali. La banca dati sui brevetti del Politecnico di Torino fotografa una realtà dell'innovazione concentrata su meccanica e automotive.

Secondo i dati dello United States Patents and trademarks Office, che sono stati rielaborati dagli analisti del Dipartimento di sistemi di produzione ed economia dell'azienda, nel corso di quest'anno, fino al 18 novembre, sono stati registrati 393 nuovi brevetti espressione del sistema subalpino: inventati da piccoli operatori piemontesi o di cui è titolare un'impresa della regione. Si tratta di brevetti validi sui principali mercati internazionali: Stati Uniti, Unione Europea e Giappone.

Sono il risultato di attività di ricerca compiute da laboratori privati e da imprese, in rari casi da università, che hanno sostenuto investimenti rilevanti per originare innovazione tecnologica. Asset immateriali essenziali per competere a livello globale: anche perché con i nuovi standard contabili intemazionali, che potrebbero diventare operativi già nel 2004, i brevetti rappresenteranno una parte rilevante dei beni intangibili valorizzati nel patrimonio dell'azienda.

Una partita strategica tutta da giocare, alla quale il Piemonte, in un contesto internazionale difficile, si presenta con le carte in regola. Nel 2001 si sonò contati 435 nuovi brevetti; nel 2002 sono scesi a 412 e quest'anno, finora, ne sono comparsi altri 393. «La crisi economica mondiale — commenta il ricercatore del Politecnico, Antonio Celona — ha causato la riduzione dellla ricerca e sviluppo nell'industria privata e nei centri di ricerca pubblici.

Era chiaro che questa tendenza strutturale avrebbe avuto riflessi in Piemonte. Mancano ancora alcune settimane alla fine dell'anno e il numero di nuovi brevetti è comunque significativo: il sistema subalpino, nel complesso, ha retto bene». La sua sostanziale tenuta si evince anche dall'analisi dell'andamento dell'incidenza della regione sulla capacità brevettuale nazionale e internazionale. Nel 2001 il peso del Piemonte sull'Italia, infatti, era pari al 19,48%; questa quota è lievemente scesa nel 2002, quando si è attestata al 18,69%, mentre quest'anno è di nuovo risalita al 19,35 per cento. Medesimo il trend rapportato al quadro intemazionale: due anni fa il Piemonte deteneva lo 0,24% del totale dei brevetti mondiali; nel 2002 è sceso allo 0,22%, ma quest'anno è risalito allo 0,23 per cento.

La capacità brevettuale si concentra per lo più sulla meccanica e sui trasporti. A evidenziarlo, è la composizione del suo portafoglio brevetti. Secondo le stime effettuate dai ricercatori del Politecnico di Torino, questo portafoglio risulta sbilanciato sul settore che da sempre rappresenta la spina dorsale della struttura produttiva subalpina: la meccanica, che comprende anche l'automotive.

Questa preponderanza fisiologica, visto che dappertutto è la meccanica il settore a più alto tasso di brevetti, è qui accentuata dalla tradizione industriale collegata al mondo Fiat. Oggi la meccanica copre il 60% del prortafoglio brevetti della regione. Quindi, delle due l'una; o gli effetti della crisi finanziaria si propagheranno come un'onda lunga soltanto fra qualche anno, oppure il Lingotto non ha compiuto sostanziali disinvestimenti nelle sue linee e nei suoi centri di ricerca. «L'automotive — precisano al Politecnico — è una parte significativa della meccanica, ma non è la sola. Molti brevetti sono anche espressione delle attività condotte, nei loro laboratori, dalle medie e grandi imprese piemontesi specializzate nella progettazione e produzione di beni strumentali e di investimento». Il peso della meccanica, adesso superiorè al 60%, è addirittura cresciuto rispetto ad alcuni anni fa: nel 1998 questo settore incideva per il 54,31% sul portafoglio brevetti piemontese. L'altro comparto in cui il sistema subalpino riesce ad esprimere la sua forza innovativa va è l'aeronautica. Questo benché il suo peso relativo appaia in decremento: se, infatti, l'aeronautica incideva nel 1998 per il 25,86% sul totale regionale, adesso è scesa al 21,42 per cento.

«Il terzo elemento che compone questo portafoglio — aggiunge Celona — è l'Information and communication technology». Che ha toccato massimi degli ultimi sei ann: ora detiene una quota del 13,47%, contro il 12,58% de 2002 e il 12,07% del 1998. Appare invece appannarsi la prospettiva delle biotecnologie, un'altra delle carte che sono state calate negli ultimi anni sul tavolo della diversificazione del sistema economico piemontese. Infatti, nel 1998 i brevetti in questo strategico settore erano stati 7,76% del totale. L'anno successivo erano diminuiti fino al 4,76%, per poi risalire nel 2000 al 5,77 per cento. Nel 2001 sono ridiscesi al 4,76% e, nel 2002, con il 4,88% hanno cominciato una lenta risalita culminata nell'attuale 5,01%, una piccola quota del portafoglio brevetti del Piemonte.

Paolo Bricco

 
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