contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  
 
 
 
Torino - 13 agosto 2004   english   help   contatti   mailing list
 
 
Temi Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Agenda
Associazione
Piano Strategico
 
 
home | Imprenditorialità e occupazione | Rassegna stampa
 
 
 
 
12.03.2004 - Alle Olimpiadi (dell'idrogeno) Torino è già arrivata prima
TORINO. Tra pochi mesi, in un Comune alle porte di Torino, Settimo, nascerà la prima Unite d'Abitation dell'energia di domani: un edificio che funzionerà grazie a un impianto a idrogeno. Un centinaio di persone che già adesso lavorano in questo stabile a quattro piani - la sede dell'Asm, una municipalizzata del Comune - quest'estate avranno tutto ciò che occorre in un ufficio in totale autonomia energetica. In pratica: pannelli solari produrranno energia che sarà in parte utilizzata direttamente e in parte servirà a estrarre (attraverso elettrolisi) idrogeno dall'acqua. Dopo il tramonto, quell'idrogeno messo da parte garantirà il funzionamento ininterrotto degli impianti.

Questa prima «unità» potrebbe essere la capostipite di ogni nostra casa o attività a venire. Anzi, stando alle previsioni degli analisti, dovrà esserlo. Il petrolio, nonostante l'operazione irachena, in un futuro non più remoto, non basterà a soddisfare le esigenze dell'Occidente. E la prospettiva di una (più che certa) evoluzione industriale cinese segnerà una nuova era di necessità energetiche.

Qualche mese fa, confusa tra molte altre notizie, ce n'era una a proposito delle riserve della Shell, uno dei gruppi petroliferi più importanti del mondo: diceva che - a bilancio - ne erano state imputate il 20 per cento meno del previsto. Lo ricorda Adriano Marconetto, manager quarantatreenne dell'operazione idrogeno piemontese. Un imprenditore divenuto famoso per essere stato - con Vitaminic - uno dei pionieri dell'Mp3 (la musica scaricata da Internet) in Italia. E che oggi si rivolge a un nuovo business: ed è un'altra volta un business che dieci anni fa non esisteva. Look Silicon Valley e zainetto, racconta: «Di Vitaminic sono ancora socio, ma ho deciso di occuparmi personalmente d'altro. L'idea dell'idrogeno mi venne vedendo Bill Clinton al David Lettermann Show nel primo anniversario dell'11 settembre: diceva quanto il mondo potrebbe essere migliore con la democratizzazione dell'energia». Marconetto non è un ecologista idealista. «Semplicemente mi attirava la prospettiva di business e cominciai a dedicare ogni giorno un po'del mio tempo a informarmi».

Che fare? Contatta un professore del Politecnico di Torino, Emilio Paolucci, e - attraverso lui - il professor Woodrow Clark dell'Università di California, il numero uno dell'idrogeno americano, che, nei mesi seguenti, sarà spesso in Italia. «Durante il 2003 c'è stata la svolta: un balzo tecnologico», dice oggi l'imprenditore, «che ha fatto sì che il business da teorico si trasformasse in concreto. Per una volta, l'Europa non è in ritardo rispetto agli Stati Uniti e abbiamo calcolato che in 2-3 anni si potrebbero avere risultati economici ragionevoli. E la prospettiva del business vero, adesso, è di dieci-dodici anni, mentre fino a poco tempo fa non esisteva neppure una vera ipotesi economica».

Che l'affare stia divenendo maturo lo dice anche la corsa a mettere qualche bandierina; se Torino, da anni, è considerato il luogo d'avanguardia di queste ricerche (anche per un'intelligente politica della Regione, assente, per esempio, in Lombardia), poche settimane fa è arrivata la notizia di un nuovo «polo», a Porto Marghera, che si candida ad essere «distretto all'idrogeno». E, così come negli Stati Uniti sono le grandi società petrolifere a investire più di tutte nella ricerca di questa nuova energia, anche in questo caso tra i promotori si trovano Enel e Eni. Chi conosce la situazione del petrolio e la valuta in prospettiva, si predispone al futuro. «La concorrenza fa piacere, è segno di vitalità», commenta Adriano Marconetto. «A patto che si vedano delle realizzazioni concrete».

Torino è partita da tempo, contando su un Politecnico che - anche attraverso il preside di Ingegneria, Francesco Prorumo - può vantare un background teorico solido nel settore. E che si collega a un «sistema» di aziende avanzate, circa 80 (Enviroment Park), dedicate all'ambiente. La società che sta realizzando il primo impianto a Settimo, Pianeta, è frutto della collaborazione della municipalizzata guidata da Aldo Corgiat (al 51 per cento) con i due soci privati (Marconetto e Paolucci, al 49 per cento). «Ci siamo incontrati», racconta Marconetto, «realizzando una Casa della musica e abbiamo trovato comuni prospettive». Oggi Pianeta punta a darsi un'immagine forte, sempre collegata con il «sistema Piemonte». La prima occasione sarà la realizzazione, già prevista, di un altro impianto a Cesana, una delle sedi delle Olimpiadi invernali del 2006. Così da poter parlare di «Olimpiadi all'idrogeno»: anche qui si alimenterà con quel gas (ottenuto da energia solare, esattamente come a Settimo) un grande edifìcio che fa parte dei giochi. E si conta di creare anche una stazione di distribuzione, per rifornire autoveicoli ad idrogeno: auto o bus che serviranno ai movimenti del pubblico delle Olimpiadi nella zona.

Sono prove concrete di una possibilità che dovrà decollare, prima di tutto, nella mentalità delle nostre società umane. Ogni casa automobilistica, per esempio, ha già progettato, o realizzato, le sua auto (o moto) a idrogeno. E il presidente della Toyota, per primo, ha detto che l'auto, così com'è, «dovrà cambiare, o non sopravviverà a XXI secolo». Non è più un problema tecnico, ma di «sistema». Spiega Marconetto: «Esistono ancora problemi economici legati all'uso concreto dell'idrogeno in alternativa a energie tradizionali. Essenzialmente l'alto costo degli impianti. E il fatto che per produrre idrogeno occorre energia. Utilizzare il petrolio per arrivare all'idrogeno - creando il così detto idrogeno nero, contrapposto a quello verde - non è una prospettiva che abbia grande senso, almeno in un futuro dove scarseggerà il petrolio». Ma già oggi, aggiunge, la produttività dei pannelli solari cresce rapidamente: in un paio di anni si pensa di poterla raddoppiare. E calano i prezzi delle apparecchiature di trasformazione e conservazione. E calerebbero sempre più, se si estendesse l'uso di impianti «di unità», se crescesse il mercato.

Racconta il manager torinese che l'interesse è forte, tanto che Pianeta ha avuto offerte, anche importanti. «Un finanziere di Milano voleva versare subito un milione di euro. Ma a noi non servono soci finanziari, piuttosto industriali. Contemporaneamente abbiamo offerte di amministrazioni pubbliche che vorrebbero avere impianti».

Dunque? Si possono immaginare piccoli implanti (solari o eolici) che alimentino edifici, uffici, scuole, ospedali. In pratica, creare un'economia energetica di piccole unità, che infine, fatte le somme, diventi una grande risorsa. L'esperimento di Settimo, che sarà rilanciato con clamore olimpico a Cesana, vuoi dire proprio questo: si può, queste prove concrete lo dimostrano. In prospettiva, soprattutto guardando all'energia da trasporto, si potrebbero creare anche grandi impianti, non escludendo, realisticaniente, neppure di utilizzare l'energia nucleare per produrre il gas. O grandi luoghi di stoccaggio di idrogeno prodotto dal sole. Pensate: i luoghi più indicati sarebbero i bollenti Paesi del Medio Oriente. Per esempio: Arabia, Iran, Iraq. Di nuovo loro.

Attilio Giordano

 
 © Torino Internazionale 2004-2006. Tutti i diritti sono riservati.