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Torino - 27 aprile 2004
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25.03.2004 - Ma sull´asse GeMiTo corre la sfida possibile
Grande rumore sui giornali per l´incontro Milano-Roma e per lo studio di relative sinergie. E, naturalmente, ovvie proteste di Torino e di Genova (alle quali potrebbero aggiungersi presto altre città) che si sentono tagliate fuori da questa alleanza.

E che sentono, in questo momento, profumo di super-lobby. Ma sono giuste queste proteste? Direi proprio di sì. In realtà un incontro Milano-Roma è abbastanza innaturale e non si sa bene che cosa le due città possano fare insieme. Hanno due storie diverse, problemi diversi e, quasi certamente, anche vocazioni diverse. Per essere ancora più chiari, al di là dei primi abbracci e di qualche eventuale scambio di un paio di spettacoli all´anno (magari teatrali, di quelli che ci andranno sì e no duecento persone) non si capisce bene che cosa possano fare queste due città insieme.

Il ruolo di Roma, infatti, è chiaro, ben definito e non ha bisogno di nessuna alleanza per andare avanti. Roma è la capitale, è sede di tutto quello che serve a far funzionare il resto e, di recente, ha persino messo su un po´ di attività industriali moderne. Ha un grandissimo aeroporto e collegamenti di ogni tipo (autostradali e ferroviarie) con il resto d´Italia e del mondo. Ben diverso è il caso di Milano, che è una ex capitale industriale. E che è diventata, in gran parte, una capitale del terziario e dei servizi. Ma che non riesce a darsi un focus su cui concentrare le proprie energie.

In sostanza, Roma è una città dal destino fin troppo definito, Milano è invece una città alla ricerca di un suo destino un po´ più preciso di quello attuale, che va avanti alla giornata e in modo spontaneo, disordinato. E´ del tutto evidente che, se Milano vuole avanzare e essere sicura di avere un futuro non marginale, deve investire molto su se stessa. Sui servizi al suo interno (oggi a Milano si spostano male cose, persone e idee), sul sistema delle alte scuole e, probabilmente, anche sulla sanità. In più deve riuscire a identificare alcuni percorsi di crescita, visto che il made in Italy (oggi in crisi) non è certo sufficiente a sorreggere i destini della città.

In una situazione analoga a Milano, anche se con caratteristiche molto diverse, si trovano Torino e Genova. Torino è una ex-company town, è cioè un ex città Fiat. Nel senso che è evidente a tutti che negli anni futuri la Fiat non potrà avere in città lo stesso peso che ha avuto nei decenni passati. Quindi anche Torino, in un certo senso, è alla ricerca di un futuro. Futuro non facilissimo perché, comunque, Torino appare più decentrata di Milano. E gli stessi ragionamenti si possono fare per Genova, il terzo polo del triangolo industriale. Fatta questa piccola descrizione, si arriva subito alla inevitabile conclusione. Se oggi in Italia ci sono tre città che hanno, con qualche differenza, gli stessi problemi, queste sono proprio Milano, Torino e Genova, che non a caso sono appunto le ex capitali dell´Italia industriale.

Roma, in questo discorso, non c´entra assolutamente niente. E non per fare della polemica Nord-Sud. E quindi l´incontro Milano-Roma ha il sapore di un´operazione di relazione pubbliche o, al massimo, di costruzione di una super-lobby alla ricerca di soldi per qualche chilometro di metropolitana o per qualche nuova sede teatrale.

Milano, Torino e Genova, invece, hanno moltissime cose da discutere in comune. Ad esempio, potrebbero cominciare con il fare una revisione delle loro alte scuole per vedere se non ci siano duplicati inutili o se non convenga, comunque, passare alla realizzazione, nell´area, di un super-Politecnico o addirittura di un Mit tipo Boston. Di un qualcosa, cioè, che sia veramente in grado di fornire al Nord Italia un centro di studio e di ricerca aperto al resto del mondo e che possa collocarsi fra i primi posti in Europa. Se Milano, Torino e Genova riuscissero a fare questo (e niente altro) probabilmente i loro amministratori sarebbero benedetti dalle generazioni future. La stessa cosa si può dire per quanto riguarda la sanità. Le tre città insieme (con dietro le relative regioni) sarebbero certamente in grado di fare molto di più di quello che oggi separatamente. E questa sarebbe anche l´occasione (come per le scuole) di usare finalmente un po´ di tecnologia moderna. Infine, le tre città potrebbero studiare che cosa serve a tutto il sistema delle comunicazioni (fisiche e virtuali) per fare sempre di più delle tre città una sorta di città unica, con collegamenti facili e economici.

Se tutto questo venisse fatto (e si potrebbe andare avanti a elencare altre cose), allora nel cuore dell´Europa nascerebbe un complesso industrial-finanziario-urbanistico potentissimo e forse unico, che di sicuro avrebbe molte carte da giocare e che potrebbe rivelarsi interessante anche per tanti gruppi stranieri. Sarebbe comunque un polo di attrazione straordinario. E questo è un disegno, dotato di un suo senso, che in Europa avrebbe un suo posto e una sua ragione. Infine, se dialogo deve esserci con Roma, c´è allora un argomento enorme e molto spinoso da affrontare: e cioè quello della capitale reticolare. Che cosa si vuole dire con questa espressione è molto semplice: perché mai tutto, ma proprio tutto, deve stare a Roma? L´elenco delle funzioni, e delle istituzioni (a partire dalla Rai) che Roma ha "rubato" alle altre città (e in particolare a Torino) è semplicemente enorme e, se venisse pubblicato al completo, risulterebbe incredibile. Bene, siamo sicuri che tutta questa roba debba stare a Roma? Siamo sicuri che un po´ non potrebbe essere trasferita a Milano, a Torino, a Genova, a Firenze?

Giuseppe Turani

 
 
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