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Torino - 6 maggio 2004
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06.04.2004 - Una realtà dimenticata tra mummie e gianduiotti
IL Piemonte odierno è una realtà che, dal punto di vista economico e sociale, sfida gli schemi di classificazione correnti. Da un lato, si conferma ancora una delle grandi regioni industriali d’Europa, soggetta, in quanto tale, agli interrogativi che in genere si sollevano sul futuro di queste aree. Sapranno esse conservare la loro forza e difendere la loro capacità di produrre ricchezza o saranno incalzate da una graduale decadenza?

Dall’altro lato, gli indicatori mostrano una società che ha raggiunto elevati livelli di benessere e stabilità e che ad onta delle profezie di declino, sembra non soltanto mantenere le posizioni acquisite, ma in qualche caso persino migliorarle. Segno che la sua base industriale storica si sta mescolando con altre componenti e attività economiche.

Per molti aspetti, il Piemonte d’oggi appare in una fase di sospensione fra due stadi di sviluppo. Ha capitalizzato gli effetti e i risultati di una grande stagione di crescita, ma è anche entrato in un processo di cambiamento destinato a trasformare il suo assetto, le sue forme d’impresa e i suoi circuiti economici. Il Piemonte di domani sarà certamente diverso da quello conosciuto. Sarà un mix di nuovi fattori e le sue forze motrici, quand’anche le volessimo chiamare con i nomi cui siamo abituati, avranno tono e qualità differenti dal passato.

Non ha senso, dunque, attardarsi in dispute astratte con pochi legami col presente. E’ strano che una realtà così dinamica e in movimento non susciti anzitutto la curiosità e la voglia di misurarsi con essa di studiosi e amministratori, troppo spesso impegnati a ripetere stanche formule.

A discutere di “primati” e “vocazioni” industriali o di sindrome del declino. Come se non fosse importante, soprattutto, cercare di interpretare il molto di nuovo che ci sta davanti, invece di chiedersi accademicamente se si debba concedere la priorità all’automobile o ai gianduiotti o alle mummie del Museo Egizio.

Un approccio pragmatico dovrebbe suggerire, infine, di inserire gli interventi per le Olimpiadi nella prospettiva del nuovo Piemonte che sta emergendo. Essi vanno nella direzione di rafforzare la dinamica del mutamento regionale (come testimoniano le cifre fornite in ottobre da uno studio di Unione Industriale e Toroc, che indica la ricaduta degli investimenti olimpici in un aumento medio del Pil annuo piemontese fra lo 0,3-0,4% nel 2004-07). Dovrebbe essere chiaro che rientrano nella logica di un processo cumulativo, in cui ogni fattore tende a fare massa con gli altri, fino a configurare un inedito panorama economico.

Giuseppe Berta

 
 
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