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22.04.2004 - Auto, ict e spazio le tre emergenze
Credo che siano tre i punti da inserire nell´agenda politica della Provincia. Il primo punto riguarda l´importanza, per l´intera filiera autoveicolare in Piemonte, del mantenimento di un´elevata produzione automobilistica a Torino, il che vuol dire "questione Mirafiori". Il mantenimento della produzione è importante per l´intero indotto, ben 1200 aziende con 40-45 mila addetti, per quanto un numero di queste possa camminare sulle proprie gambe, ancora il 40-45 per cento del fatturato dipende da un´unica azienda: la Fiat.

E´ indubbio che questa quota di fatturato non potrebbe mantenersi se la produzione di auto fosse ridotta o scomparisse in favore del mantenimento di centri di progettazione, direzione marketing, della sola testa pensante del gruppo. Il fatto è più rilevante per quanto riguarda la stessa concezione della produzione automobilistica: essa si sta sempre più evolvendo, anche a Torino, verso forme di co-progettazione con quello che un tempo era l´indotto. Oggi la casa madre ha la titolarità del controllo della progettazione ma produce forse il 10% del valore dell´auto. In Piemonte siamo sul 60-65% di auto prodotta dalla filiera autoveicolare ma con una marcata tendenza alla crescita. Ora la Fiat non ha bisogno solo di un tot di componenti, ma nella stessa progettazione sono coinvolti quelli che un tempo si chiamavano fornitori. E non è finita. Una volta uscita, l´auto subisce un´evoluzione frutto dei contatti continui tra i progettisti e i tecnici della filiera. Un processo essenziale, un processo di prossimità. Questo è difficile farlo se il primo stabilimento della Fiat, la cui testa rimane a Torino, viene collocato a 800 chilometri, cioè a Melfi. Non è in gioco solo una questione di fatturato, ma la natura stessa della moderna produzione dell´auto che verrebbe malamente interrotta, con un processo involutivo, se mancasse una rilevante produzione di auto a Torino, mettendo a rischio la filiera in provincia e nel resto del Piemonte.

Secondo punto da inserire in agenda è l´Ict. Un settore molto importante, conta 60 mila addetti, superando l´auto. Ma in un rapporto pubblicato dalla Camera di Commercio si legge in prima pagina che è un «sistema di imprese polverizzato ed instabile in costante mutazione e si muovono in una dimensione di mercato regionale e nazionale». In effetti c´è una notevole sproporzione: a Torino esiste una delle più grandi aziende informatiche, il Csi, con circa 1000 dipendenti e parecchi milioni di fatturato, una delle prime 18 italiane. Dopo di che si scende rapidamente a dimensioni minime che autorizzano l´espressione usata nel rapporto. E comincia a profilarsi un´ombra: non la Cina, ma l´India. Non è solo una questione di formazione ma di costi. Un ingegnere indiano costa 8 mila dollari l´anno, mentre negli Stati Uniti costa 80 mila dollari l´anno. In provincia di Torino non 80 mila, ma nemmeno 8 mila. In più il software non si deve costruire ma trasmettere in rete. E´ indispensabile trovare delle forme di aggregazione, di consorzio affinché l´Ict torinese produca grande sistemi informatici anche per i grandi soggetti. Il rischio di un´involuzione può diventare rapidamente piuttosto serio.

Altro punto da inserire è l´Aerospaziale. A Torino sono parecchie le incognite. Una è l´Avio che è controllata, per il 70%, da un fondo americano, Carlyle, molto importante che vale 8-9 miliardi di dollari, ma che non ha nessuno specifico interesse industriale. È molto probabile che duri solo qualche anno. E´ necessario un´alleanza in ambito europeo per evitare o un rimpicciolimento o un degrado di quello che è uno dei pezzi pregiati dell´industria piemontese. Poi c´è la questione Alenia. L´Alenia riceve commesse da tre enti che non stanno bene: l´Agenzia Spaziale Italiana, l´Agenzia Spaziale Europea, e la Nasa. Da tutti e tre non bisogna attendersi molto. Ma oltre al punto interrogativo sulle commesse c´è l´incognita Finmeccanica 2. Da molti mesi si discute di scorporare pezzi da Finmeccanica per creare Finmeccanica 2 con una prospettiva che, senza usare mezze parole, da un punto di vista produttivo e organizzativo sembra discutibile. Si vuole arrivare ad una netta divisione tra produzione civile e militare. Una distinzione, soprattutto sui grandi aerei, che è minima. Resta il fatto che se si fa Finmeccanica 2 ci sarà una redistribuzione di compiti, ruoli, missioni e attività e per Torino potrebbe non essere favorevole. Si parla della concentrazione del civile a Napoli. Se accadesse questo Torino perderebbe anche altri pezzi pregiati di livello nazionale e internazionale.

Luciano Gallino

 
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