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18.07.2004 - Una città frastornata che ritrova i suoi autori
Ancora una sorpresa sull´orizzonte di quel «potere» che negli ultimi anni era parso non dovesse incrociare più sulle rotte del Nord Ovest relegando Torino in una sofferente posizione periferica e spingendola, suo malgrado, verso una sorta di spaesamento da ex roccaforte del vecchio capitalismo archiviato con i funerali dell´Avvocato e di suo fratello Umberto. Viene da Roma e correda sul fronte politico-istituzionale un mosaico che ha cominciato a prendere forma con il repentino e non scontato avvicendamento ai vertici del Lingotto, preceduto di poco dal cambio in casa Mediobanca e seguito da quello che ha rivoluzionato il comando di Sanpaolo Imi. Domenico Siniscalco, il «Reviglio boy» di Torino non era nei programmi. L´ha tirato fuori dal cilindro il Cavaliere più per sostituire se stesso che per trovare un successore a Tremonti e a giudicare dagli umori degli alleati di maggioranza non avrà vita facile. Forse si sarebbe meritato di entrare dalla porta principale ma in questo governo è ormai difficile distinguere ingressi padronali e uscite di sicurezza.

E´ comunque un fatto che in meno di due mesi, per necessità o per virtù, Torino ha recuperato una visibilità che appena la primavera scorsa era difficile immaginare. Avevamo avuto modo di sottolinearlo appena un paio di settimane fa ma adesso la «promozione» di Siniscalco da direttore generale a ministro del Tesoro ci induce a tornare sull´argomento. Per ricordare che, dopo un purgatorio durato alcuni anni, Torino torna a contare si vedrà presto quanto e come, non più afflitta dal torcicollo che la costringeva a guardare impotente a Roma.

Un presidente di Confindustria che è anche presidente della Fiat c´era stato soltanto a metà degli anni Settanta e si chiamava Giovanni Agnelli. Ora si chiama Luca Cordero di Montezemolo. E al posto di Enrico Cuccia, alla cui corte l´Avvocato era stato sovente costretto a recarsi negli ultimi dieci anni della sua presidenza e non sempre per accettare scelte di suo gradimento oggi c´è Gabriele Galateri di Genola già «ministro delle finanze» di Casa Agnelli. Al vertice del colosso di piazza San Carlo, dopo la parentesi non sabauda di Rainer Masera, s´è insediato Enrico Salza che della perifericità di Torino aveva fatto una specie di malattia personale. Era stato proprio lui a coltivare e caldeggiare l´ipotesi di Siniscalco a sindaco di Torino di un centro sinistra che poi si sarebbe orientato su Sergio Chiamparino. E adesso se lo ritrova nella nouvelle vague dei torinesi eccellenti, benchè ministro di centro destra, a rinforzare i ranghi di coloro che, quando saranno chiamati a occuparsi a vario titolo dei problemi di Torino sapranno pefettamente di che cosa si sta parlando senza dover studiare i dossier preparati da qualche loro distratto collaboratore.

Perché Siniscalco, quando avrà fatto di tutto per collocarsi nella «main stream», per dire nella corrente principale che scorre lontana dalle due rive, resterà pur sempre un torinese, uno che conosce questa città e non soltanto per il fatto di esserci nato e vissuto. Con lui, come con gli altri esponenti del «nuovo potere», non dovrebbe essere necessaria l´azione di lobby che incombe su chi deve convincere altri a prendere a cuore una causa. Pur nella posizione di ministro super partes, quando si parlerà di questioni torinesi, non potrà essere spettatore. E non ci vorrà molto per vedere come, da giocatore, entrerà nella partita.

Salvatore Tropea

 
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