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25.10.2004 - Torino guida la gara dì managerialità
E' Torino ìl comune con il livello più alto di managerialità tra i 103 capoluoghi di provincia italiani. In seconda posizione si piazza Pesaro (segnalato, tra l'altro, come caso positivo anche dall'analisi del Forum Pa) mentre al terzo, ex acquo, Verona e Venezia. Nelle ultime posizioni, invece, i comuni di Chietì, Teramo. Brindisi E Vibo Valentia. La graduatoria — contenuta nell'Osservatorio sulla maturità manageriale realizzata dalla società di consulenza Valdani Vicari & Associati — è stata stilata utilizzando diversi parametri di valutazone, tra i quali la presenza del direttore generale o l'esistenza di un Piano strategico territoriale. In sostanza, la classifica consente di individuare quali sono i territori potenzialmente più competitivi in base alle dinamiche di mercato, con una valutazione che tiene conto degli strumenti dì pianificazione, organizzazione e comunicazione adottati dai Comuni.

Il quadro generale. L'indagine, pur evidenziando casi di eccellenza, sottolinea alcuni punti critici. Tra questi un comportamento palesemente burocratico (gli strumenti per la gestione del territorio vengono adottati solo quando esiste una norma che li richiede o li autorizza), lo scarso coordinamento, a livello centrale, delle esperienze di sviluppo territoriale e la bassa condivisione della conoscenza.
«È ormai evidente che l'ipercompetizione e la globalizzazione — spiega Enrico Valdani. partner Valdani Vicari & Associati — iniziano a far sentire il loro effetto anche sui tenitori, per i quali una condizione di stabilità, se non addirittura di sopravvivenza, è e sarà sempre più legata a una gestione di tipo manageriale. Eppure la dotazione dei Comuni di strumenti evoluti di pianificazione, organizzazione e comunicazione è ancora mediamente mollo bassa». Come dire che l'interesse crescente a temi come il marketing territoriale, la valorizzazione delle città o l'utilizzo di nuovi strumenti di governo e di comunicazione, non si è tradotto nei fatti.

La geografia. Guardando in dettaglio i risultati dell'analisi, si scopre che gli strumenti manageriali avanzati per la gestione territoriale (come il piano strategico, l'agenzia di sviluppo territoriale o il bilancio sociale) sono ancora limilati a una minoranza di casi. La classifica, poi, evidenzia che il Centro-Nord (in particolare l'area de! Nord-Est) ha avviato il maggior numero di sperimentazioni, sia sugli strumenti gestionali sia sugli strumenti di comunicazione (come il bilancio sociale di mandato o gli sportelli unici per le attività produttive online). Il Sud. invece, è un'area scoperta su entrambi i fronti.

Gli strumenti. Per quanto riguarda la pianificazione, nonostante la maggioranza dei Comuni abbia intrapreso qualche iniziativa e rediga piani settoriali (marketing turistico, Agenda 21. valorizzazione culturale) solo 14 su 103 si sono dotati dello strumento principe: il Piano strategico territoriale. Solo otto Comuni, invece, hanno redatto un bilancio sociale annuale e lo hanno reso visibile sulla Rete. Una rarità anche le Agenzie per lo sviluppo territoriale, sebbene vada segnalata una discreta percentuale di unilà organizzative in qualche modo legate allo sviluppo del territorio (come, per esempio, gli uffici marketing).

I profili dei Comuni. In base alla presenza dei diversi strumenti utilizzati per calcolare la graduatoria, i ricercatori di Valdani Vicari & Associati hanno individuato quattro grandi profili che caratterizzano i 103 Comuni italiani capoluogo di provincia. Nel primo profilo, i manageriali (ne fanno parte 21), si trovano quelli che evidenziano elevati tassi di adozione di tutti gli strumenti, a eccezione del bilancio sociale. Tra i tecnici (6 Comuni) ci sono quelli che adottano strumenti getionali più bassi rispetto ai manageriali e (a esclusione delle informazioni turistiche online) non utilizzano strumenti di comunicazione. I gruppi più numerosi (38 Comuni ciascuno) sono però i politici (tanta comunicazione e pochi strumenti gestionali) e gli inesperti, i veri bocciati dall'indagine.

GLOSSARIO

DIRETTORE GENERALE. Il direttive generale assolve a due tipologie di compiti: attuare gli indirizzi e gli obiettivi dell'ente e sovraintendere alla gestione dell'ente secondo principi di efficacia ed efficienza. È un figura "esterna" all'organico del comune, nominata dal Sindaco previa deliberazione della Giunta, tìpicamente pensata per I Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti.
STRUTTURE DI SVILUPPO TERRITORIALE. Sono unità organizzative preposte alla valorizzazione e promozione del territorio. La forma organizzativa più evoluta è quella dell'agenzia per lo sviluppo territoriale.
PIANO STRATEGICO DEL TERRITORIO. È un processo, finalizzato a guidare un territorio nella realizzazione di una visione desiderata e condivisa dai principali attori che lo animano, che si concretizza in un documento di pianificazione.
BILANCIO SOCIALE. È un documento che un Comune redige per comunicare al portatori di interesse (cittadini, imprese, turisti) e, più in generale, alla comunità, i comportamenti, i risultati e gli impatti attinenti alle proprie scelte e al proprio agire in merito a questioni economiche, sociali ed ambientali. Esistono due macro-tipologie: il bilancio sociale di mandato (redatto alla fine di un Incarico elettorale) e il bilancio sociale periodico (composte, generalmente, con cadenza annuale).

LA GRADUATORIA E IL PROFILO DEI COMUNI

L'indice di managerialità esprime l'attitudine dei Comuni a gestire il territorio con il supporto di strukenti manageriali (orientati al risultato).
I comuni che hanno una performance elevata sull'Indice di Managerialità sono caratterizzati da: visione strategica di lungo periodo articolate in fasi sequenziali facilmente governabili e misurabili e dalla predisposizione a dialogare con i differenti pubblici di riferimento (cittadini/comunità, turisti e imprese).
L'indice di Managerialità è basato su un paniere di 9 variabili: presenza di un direttore generale, presenza di un'organizzazione dedicate allo sviluppo territoriale, presenza di un Piano strategico territoriale, presenza di altri documenti di pianificazione, presenza di un bilancio sociale annuale, presenza di un bilancio sodale di mandato/visibilità on line e qualità dell'informazione sulle strategie territoriali, visibilità on line e ricchezza delle informazioni turistiche, esistenza di uno sportello unico per le attività produttive on line.
L'indice è stato costruito in tre fasi: attribuzione, alle variabili, di un valore graduato su una scala da 1 a 5, In base alla tipologia di strumento adottato; assegnazione, alte variabili, di un peso da O a 1, in funzione dell'importanza relativa di ogni variabile rispetto alfe altre calcolo della media ponderate. L'indice è, quindi, misurabile su una scala da 1 a 5, dove 1 significa "nudo" o "molto basso" e 5 significa "eccellente".

I profili. I Comuni sono stati classificati in quattro profili.
M sta per Manageriali (gestione evolute del territorio, elevate propensione ad adottare strumenti di tipo manageriale);
P sta per Politici (forte orientamento alla comunicazione con tutti i pubblici di riferimento; scarso orientamento al processi organizzativi e agli strumenti di pianificazione);
T sta per Tecnici (forte orientamento ai processi organizzativi e agli strumenti di pianificazione; scarsa attenzione alla comunicazione);<
I sta per Inesperti (gestione burocratica del territorio; scarsa propensione ad adottare strumenti di tipo manageriale}

Fabio Grattagliano

 
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