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10.02.2005 - Torino, la metropoli Fiat tenta la via hi-tech
Non è più una "one company town", la città-Fìat. Torino va oltre Corso Marconi e attende un rilancio, un miracolo, non compiuto ma possibile. Come in altri casi di riconversione di una città-industria la nuova prospettiva si deve soprattutto all'incontro di tre protagonisti locali: un'ìmprenditorialità a forte vocazione industriale, un ambiente accademico orientato all'innovazione tecnologica, amministratori locali motivati a rilanciare l'economia. E non è un caso se oggi il Piemonte è la regione che ha il più alto tasso di investimenti privati in ricerca e sviluppo rispetto al Pil.

L'appuntamento con le Olimpiadi 2006 ha dato un contributo fondamentale con il nuovo programma di grandi opere: il passante ferroviario, la metropolitana, l'alta velocità Torino-Milano e gli altri adattamenti legati alla scadenza olimpica hanno consentito di evitare forti scompensi nelle statistiche dell'occupazione locale. Ma l'industria manifatturiera segnala stagnazione anche se le previsioni dell'ultimo bollettino dell'Unione Industriale sono «moderatamente positive sull'andamento del fatturato e degli ordinativi».

Il vero pericolo, lo sottolinea con forza Giuseppe Gherzi, vicedirettore dell'Unione industriale, è legato al futuro dell'industria manifatturiera. Per capirlo basta tener presente cosa è accaduto a Torino nel giro di vent'anni. Dal 1980 al 2000 gli addetti all'industria di trasformazione sono calati del 40%, passando dal 48% dell'occupazione totale a un ben più modesto 30%. Negli stessi anni sono declinate speciali nazioni storiche, la moda, le macchine per ufficio, la gomma e plastica, mentre ha subito un drastico ridimensionamento l'industria dell'auto, fino agli interrogativi sul futuro della Fiat di questi giorni che però spaventano fino a un certo punto, considerando che Torino ha assorbito colpi durissimi: la Fiat venti anni fa aveva 120mila dipendenti, adesso sono 15 mila.

«La crisi è forte, diversificare non basta», dice Tom Dealessandri, assessore all'industria del comune di Torino. Ma proprio lui, assieme all'assessore regionale Gilberto Pichetto, sta lavorando con grande assiduità per dare uno sbocco alla crisi. Lo fanno puntando su un tessuto industriale di grande tradizione e soprattutto con forte attenzione alle nuove tecnologie, in stretto contatto con Politecnico e Università, guardando all'industria di base e ai servizi.

La prima sorpresa è che l'auto «non Fiat» a Torino resiste. Perché in questi anni tutto il settore dell'automotive ha reagito. I grandi carrozzieri, Pininfarina e Bertone non hanno avuto molti problemi, e anche i disegnatori come Giugiaro, ma è importante che le aziende della componentistica si sono diversificate, non nella produzione, ma certamente nella clientela. Hanno cominciato a vendere per il mondo, ai francesi, ma soprattutto a Bmw. Mercedes, Volkswagen.

Subito dopo. l'Ict, il settore dell'Information communicatìon technology. molto forte nell'area, soprattutto per la tradizione Olivetti. Oltre 6.700 imprese per 53mila addetti, considerando anche l'indotto e la commercializzazione. La speranza di domani, perché è a tutti evidente che in questa direzione è possibile avere risultati d'eccezione, sostenendo la ricerca.

Una speranza che per il momento delude, perché attraversa una crisi, passeggera, ma tale da costringere alcune aziende a far ricorso a cassa integrazione e mobilità. Una crisi più che giustificata — affermano Renaio Bellavita e Andrea Giacardi, gli ultimi due presìdenti del comparto — perché sono aziende di servizio, nate per aiutare altre imprese: se tutto rallenta, anche loro non possono non risentirne». Ma il futuro è questo, e non è un caso se Motorola ha scelte pochi anni fa proprio Torino per insediarvi uno dei suoi laboratori di ricerca più importanti del mondo Nel corso dì una foltissima crisi, che ha dimezzato l'occupazione, il grappo americano a Torino ha realizzato un investimento di grandi proporzioni occupando 400 laureati.

Un risultato voluto fortemente dal Comune che ha fornito ogni possibile assistenza. Operando un collegamento stretto con Politecnico e Università, concedendo aiuti importanti anche economicamente. Paolo Corradini, direttore generale dell'Itp, Investimenti a Torino e in Piemonte, l'agenzia regionale per l'attrazione di capitati esteri, ìndica proprio nella scelta di Motorola la prova che la ricerca e il terziario avanzato non hanno alternative. «È stata fatta una scelta — afferma — è diffusa la consapevolezza che indietro non si torna. Tutti sappiamo che Torino non e più la città dell'auto, la qualità è ormai l'asse del nostro impegno».

Fiore all'occhiello di questa svolta è il progetto Torino Wireless, in avanzata fase di realizzazione sotto la presidenza di Rodolfo Zich. E il frutto di una stretta collaborazione tra le forze attive della citta che hanno deciso di puntare sul comparto tecnologicamente più avanzato dell'Ict, il wireless. per far fiorire le industrie presenti nel territorio e consentire la nascita di nuove unità produttive, anche grazie a un incubatore che aiuti le nuove unità nella fase dello start up.

I soggetti sociali sono pronti. Nanni Tosco, segretario della Cisl torinese, promuove il sindacato. «Abbiamo interiorizzato il mercato — dice - e anche gli imprenditori sono forti. Forse non brillano, ma sono un diesel, devono solo fare affidamento di più sul territorio, contate meno solo su loro stessi».

Massimo Mascini

 
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