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25.02.2005 - Via la tristezza dalle Olimpiadi
TRA un anno esatto le Olimpiadi saranno quasi finite, mancheranno tre giorni alla cerimonia di chiusura e alla «tristezza del lunedì del villaggio», il lunedì della festa ormai passata, del villaggio atleti che di colpo diventa deserto. Una tristezza che ha visitato tutte le edizioni dei Giochi annunciando il risveglio dolce e amaro sperimentato dalle città organizzatrici della grande kermesse dei cinque cerchi. Di questo «risveglio dolce e amaro» s’è parlato molto, e a fondo, all’Unione industriale nel dibattito promosso da Torino internazionale sul post Olimpiadi e nobilitato dall’intervento di studiosi di problematiche olimpiche giunti da Spagna, Svizzera, Germania, Canada e Australia. Così, s’è appreso che Grenoble, che ospitò lo storico avvenimento nel 1968, ne ha fatto uso pessimo, quanto venne costruito per il colossale spettacolo è andato rapidamente in malora, addirittura per ventanni è sparito il braciere. A Sydney, cinque anni dopo, ci si interroga su che cosa farsene, su come mantenere la gigantesca cittadella che nel settembre 2004, per due settimane, catalizzò l’attenzione della Terra e che da allora è un guscio vuoto costato una fortuna e destinato, se non ci sarà un’inversione di rotta, al degrado. Barcellona, invece, o Innsbruck hanno saputo usare le Olimpiadi come trampolino di lancio verso una nuova esistenza e gli austriaci intendono riottenere i Giochi che ebbero due volte (64 e 76).

Che cosa accadrà a Torino? Una risposta, che è anche una profezia e un augurio, l’hanno data Ghigo, Chiamparino e Saitta dopo che Castellani, presidente del Toroc, aveva annunciato alla platea, composta interamente da addetti ai lavori «Le «nostre Olimpiadi sono già cominciate, 70 broadcaster, cioè coloro che manderanno il segnale tv nel mondo, stanno scoprendo la metropoli e la montagna: insomma, è in corso un enorme lavoro di presentazione e promozione. La vera sfida, che deve essere raccolta dalle classi dirigenti, è quella di non far sentire eccessivamente l’”effetto intermezzo”, la sindrome della festa finita. Bisogna imitare Barcellona che sull’onda olimpica s’è inventata numerosi grandi avvenimenti assurgendo a meta turistica celebre».

Torino di avvenimenti post Giochi ne avrà parecchi. dai mondiali di scherma alle Olimpiadi di scacchi, dalle Universiadi (2007) al congresso degli architetti (2008): queste tappe per acquisire visibilità internazionale scandiranno la strada verso il 2011, il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. Concordi, seppure con distinguo, Ghigo, Chiamparino, Saitta: il risveglio dolce e amaro di cui aveva parlato in apertura Luigi Bobbio sarà poco amaro e molto dolce a patto che pubblico e privato lavorino in sintonia capitalizzando l’eredità della kermesse per centrare gli obiettivi strategici indicati da Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio: «Crescita della competività del territorio, rafforzamento del sistema economico, lancio di un nuovo turismo sostenibile».

Claudio Giacchino

 
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