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25.02.2005 - "E´ già deciso il futuro per le eredità dei Giochi"
Mentre a Torino si discute dell´eredità olimpica (come verranno riutilizzati gli impianti dopo i Giochi, quale trasformazione può subire la città dall´evento) e si confronta con le esperienze di precedenti Olimpiadi, a Palazzo Chigi si mette a punto il decreto per garantire la tranquillità economica al Toroc, il comitato organizzatore. Oggi il Consiglio dei ministri approverà un emendamento ad un decreto del ministero dei beni culturali con cui si assegnano 80 milioni per la società «Torino Evolution», quella formata da Sviluppo Italia e dagli enti locali che si occuperà della realizzazione di alcune attività che non saranno più un compito per il Toroc. La copertura economica è però inferiore a quella prevista (120 milioni): il resto delle necessità (servono in tutto altri 80 milioni per coprire il disavanzo Toroc) viene rinviato ad un intervento del Cipe. «Ma stiamo ancora lavorando - diceva ieri sera il sottosegretario Mario Pescante, supervisore dei Giochi - Serve anche un sub emendamento per accelerare i tempi. Di certo oggi il consiglio dei ministri approverà l´emendamento al decreto».

In attesa di definire gli ultimi (non secondari, però) dettagli, la consapevolezza unanime è che l´evento olimpico sarà un grande evento per la città, che già prova a pensare a quello che accadrà dopo i 15 giorni di gara. Lo ha fatto con una giornata di studio e di confronto, al centro congressi dell´Unione industriale, tra esperti italiani e internazionali, promossa dall´associazione Torino Internazionale e dal Comune, con la partecipazione di Regione, Provincia e Università. Si sono verificate le esperienze «dolci e amare» di Grenoble, Calgary, Sydney, Barcellona, Innsbruck. Il docente tedesco Holger Freuss, che studia l´impatto economico degli eventi sportivi, è stato molto netto: «Non bisogna sperare che l´ingente denaro investito abbia un ?ritorno´. Le Olimpiadi non sono un investimento redditizio dal punto di vista economico. Lo sono sul piano dell´immagine».

E proprio su questo aspetto, ha ricordato l´assessore torinese ai Giochi, Elda Tessore, la città sta compiendo un grande sforzo. «Per noi le Olimpiadi non si limitano ai 15 giorni di gare. Sono una opportunità nel progetto di trasformazione in corso - ha spiegato - Entro la fine dell´anno o nelle prime settimane del 2006 vogliamo essere pronti con tutti gli strumenti amministrativi per riutilizzare gli impianti dopo i Giochi. Per l´Oval la destinazione è congressuale. Per il Palavela stiamo studiando, con il coinvolgimento dei privati, un grande Centro del gusto, anche didattico. Il Palahockey di Isozaki sarà un´area per spettacoli ed eventi sportivi. L´ultima novità è che circa 800 degli oltre 2.500 posti del villaggio olimpico nell´ex Moi saranno trasformati in una foresteria internazionale. Serviranno a ricevere gli ospiti in arrivo da tutto il mondo. Stiamo ancora discutendo sul riutilizzo di Torino Esposizioni e delle arcate storiche degli ex mercati generali».

A concludere il convegno un confronto tra Valentino Castellani, Sergio Chiamparino, Enzo Ghigo e Antonio Saitta, moderato da Luigi Bobbio. «Per evitare che tutte le strutture rimangano vuote, c´è la necessità - ha ricordato Saitta - di una promozione ad alto livello». Ha spiegato Ghigo: «E´ necessaria anche una vera industria del turismo». A gestire gli impianti delle valli dovrebbe essere una società, la Piemonte 2011 Spa, che Ghigo auspica «sia finanziata da tutti i soggetti e le categorie». Ha concluso Chiamparino: «Torino sta vivendo in una fase di profonda trasformazione in cui deve dimostrare di saper affrontare le grandi sfide che ha davanti. E le Olimpiadi sono anche questo. L´intera classe dirigente della città deve essere in grado di trasmettere l´energia necessaria per vincere la sfida della trasformazione».

BARCELLONA
"Un vero volano per il turismo"
Miquel de Moragas, direttore del Centro studi olimpici dell´autonoma università di Barcellona ha spiegato come i Giochi possano diventare un grosso volano soprattutto dal punto di vista turistico per chi li ospita. «La città è stata completamente trasformata sia dal punto di vista delle infrastrutture sia nella mentalità stessa degli abitanti - ha spiegato il docente spagnolo -. Ma l´effetto maggiore lo si è avuto sul turismo e sull´aspetto culturale. Dopo le Olimpiadi è diventata una delle prime mete internazionali. Senza dubbio, ha inciso il fatto che fossero estive, dunque avessero una maggior durata e risonanza rispetto a quelle invernali».

CALGARY
"L´effetto vetrina ha funzionato"
«A big event, a big party». «Un grande evento, una grande festa» dice così Harry Hiller dell´università di Calgary a chi gli chiede quale effetti abbiano avuto i Giochi olimpici per la località montana del Canada. Poi dal palco degli oratori spiega più in dettaglio i benefici dei Winter Game Olimpics: «Calgary, prima era una località turistica come tante altre. Dopo le Olimpiadi le presenze si sono quadruplicate. Insomma, l´effetto vetrina su cui avevamo scommesso, ha funzionato. E gli impianti sportivi e il villaggio olimpico sono diventati un patrimonio della collettività: ora li utilizzano le società locali e i turisti».

INNSBRUCK
"Avventura da replicare"
Innsbruck ancora adesso ringrazia le Olimpiadi. Non solo: conta di ospitarle di nuovo. La località austriaca - ha spiegato Jean-Loup Chappelet dell´Università di Losanna - è intenzionata a riproporre la propria candidatura per l´edizione 2014 dei Giochi invernali. «Le Olimpiadi hanno fatto scoprire al mondo Innsbruck. Da allora le presenze turistiche sono aumentate in modo sensibile, trasformando la località in un punto di riferimento internazionale per gli sport invernali. Merito anche - ha sottolineato Chappelet - dell´intelligente riutilizzo degli impianti sportivi in chiave turistica».

GRENOBLE
"Paghiamo i conti ancora adesso"
Se capitate a Grenoble non citate le Olimpiadi. Nella cittadina francese hanno archiviato i Giochi tra le esperienze negative della loro storia. Jean-Loup Chappelet dell´Università di Losanna ne ha spiegato le ragioni: «Grenoble ha pagato per molti anni le spese sostenute per realizzare gli impianti sportivi e adeguare la città all´evento sportivo. Ma non è stata solo un´esperienza negativa dal punto di vista economico: gli abitanti hanno accusato i Giochi di aver stravolto la realtà senza portare benefici. E citano come esempio il braciere olimpico, sparito per 20 anni senza che nessuno sapesse dove era finito».

MONACO
"Le grandi città modello ideale"
Monaco è un modello a cui Torino può ispirarsi. Lo ha sostenuto Holgar Preuss del Centro studi sulle olimpiadi dell´università di Colonia: «Monaco è l´esempio di una grande città che può ospitare le olimpiadi sia invernali sia estive o, ancora, avvenimenti, come i mondiali di calcio. Ormai ha una struttura collaudata per i grandi eventi sportivi. E il futuro è questo: saranno sempre di più le grandi città a ospitare competizioni di livello mondiale perché meglio rispondono alle esigenze degli atleti e dell´organizzazione. Da lodare il ruolo svolto dalla regione per gestire nel migliore dei modi gli impianti dopo l´evento».

SYDNEY
"Cattedrali nel deserto"
Dall´altro capo del mondo arriva un messaggio negativo sull´eredità della competizione a cinque cerchi. Richard Cashman, responsabile del centro studi olimpici dell´università di Sydney, dice che gli australiani bocciano le Olimpiadi senza appello. «Tutta colpa di una programmazione sbagliata - spiega Cashman -: impianti e villaggio per gli atleti sono stati pensati solo in funzione delle tre settimane della competizione olimpica. Poi sono diventati un «cimitero degli elefanti». Soltanto ora si sta progettando il loro riutilizzo. Senza parlare dell´aspetto finanziario: i conti sono in rosso ancora adesso».

Gino Li Veli

 
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