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31.03.2005 - I "campioni industriali". Un modello per il futuro
E sempre nel settore telecomunicazioni a Torino aveva sede la Telecom, che aveva assorbito a suo tempo Sip e Stet, diventando un gigante nel settore della telefonia fissa e in procinto di diventarlo nella telefonia mobile. Nel settore del tessile e abbigliamento, il Gruppo Finanziario Tessile, che lavorava per i marchi più prestigiosi della moda italiana e internazionale, aveva qualche problema di bilancio, ma era stato rilevato da una società milanese, la HdP, che aveva dato ampie assicurazioni in merito al suo rilancio.

Cinque anni dopo, se ritornasse a fare la stessa domanda, lo scenario da proporre a quel visitatore sarebbe piuttosto diverso, oltre che alquanto complicato. La produzione di auto a Mirafiori è scesa nel 2004 a 170.000 unità. Nell´estate del 1999 la Olivetti ha ceduto la Omnitel alla tedesca Mannesmann, allo scopo di raccogliere i capitali per dare la scalata alla Telecom, come è avvenuto alla fine di quell´anno. Pochi mesi dopo – febbraio 2000 – la britannica Vodafone ha conquistato la tedesca Mannesmann e si è così ritrovata proprietaria anche dell´italiana Omnitel. Di cui scompare pure il nome, dopo una breve convivenza nel logo Vodafone. Passa appena un anno e una società milanese capocordata di vari altri gruppi, la Olimpia, acquisisce il controllo della Telecom e con essa della grande Olivetti, divenuta ormai soprattutto un contenitore finanziario. Tanto che nel marzo 2003 viene cancellata dall´elenco delle società italiane quotate in borsa. La sede della Telecom viene spostata da Torino a Milano. Il nome Olivetti sopravvive nella Olivetti Tecnost, controllata Telecom, leader internazionale nel settore della riprografia e della tecnologia a getto d´inchiostro, con un fatturato di 600 milioni di euro e 2000 occupati nel mondo, di cui circa la metà in Piemonte: una realtà certo significativa, ma il cui peso come "campione" industriale della regione è ovviamente minore di quanto non sia stato quello della sua antenata. La quale era giunta ad averne quasi 20.000, di addetti, soltanto a Ivrea e dintorni (Agliè, Scarmagno). Quanto al Gruppo Finanziario Tessile, è passato di crisi in crisi, ed ha cessato l´attività produttiva un paio di anni fa.

Il nostro visitatore potrebbe quindi concludere che a parte il Gruppo Fiat che rimane comunque una realtà di livello mondiale, il Piemonte è rimasto quasi privo di campioni industriali proprio nel momento in cui in Europa si è aperto un ampio dibattito, per iniziativa di Francia e Germania, sulla necessità di accrescere il numero dei "campioni" nazionali ed europei al fine di far fronte alla concorrenza delle imprese americane e asiatiche. Dove "campione" significa grande impresa con migliaia di occupati, una elevata capacità di creare valore aggiunto reale – ossia non soltanto con strumenti speculativi – mediante robuste attività di ricerca e sviluppo nelle tecnologie avanzate, inserita in un tessuto industriale di Pmi anch´esse fortemente innovative, e collegata a diversi livelli con il sistema formativo.

Per controbattere simile conclusione, si potrebbe far notare che sebbene sia vero che il Piemonte non ha ancora dei nuovi campioni industriali, potrebbe vederli crescere quanto prima, di tipo diverso rispetto al passato. Muovendo dal riconoscimento che i campioni industriali di oggi non sono più fatti esclusivamente di grandi fabbriche concentrate in un ristretto ambito territoriale (anche se, occorre dire, molti sono ancora fatti così: non si producono aerei, o treni, in un garage). Sono formati sovente da reti di competenza diffuse su territori anche vasti, strutture complesse integrate da sistemi appositi di telecomunicazione e di logistica, ma in primo luogo da modelli di gestione organizzativa, produttiva e amministrativa che non possono più essere quelli della singola azienda.

Il Piemonte possiede i materiali di base per costruire parecchie di simili reti. In primo luogo nel settore della componentistica dell´auto. Il fallimento nel recente passato di progetti come Torino Automotive non dovrebbe indurre a misconoscere il fatto che in tale settore la complementarità produttiva tra le imprese, l´alto grado di internazionalizzazione raggiunto, la prossimità spaziale, configurano un campione industriale di livello europeo, una grande fabbrica della componentistica distribuita sul territorio, che attende soltanto un efficace sforzo di coordinamento per decollare. Più arretrata è la situazione del settore Ict, con le sue 6000 e passa imprese che contano poco più di dieci addetti ciascuna, in media, con un basso livello di complementarità: le quali peraltro dovranno pur rendersi conto, o essere forzate dagli enti territoriali a prendere atto, di essere tutte o quasi a rischio India – ossia della partenza per l´India di gran parte delle loro commesse - se non saranno capaci di fare rapidamente un salto organizzativo di prima grandezza in direzione di un vero distretto tecnologico avanzato. Mentre altre novità significative avanzano in diversi settori. E´ di poche settimane fa, ad esempio, la notizia della costituzione di un consorzio dell´aerospaziale che collega tra loro non solo le imprese del comparto, ma anche il Politecnico e l´Ordine degli ingegneri.

Se queste prospettive di coordinamento e integrazione reticolare si realizzassero, il visitatore venuto da lontano potrebbe scoprire, tra altri cinque anni, che il Piemonte ha sì perso importanti campioni industriali, nazionali ed europei, ma ha saputo inventarne altri di tipo più moderno dei precedenti. Mostrando di aver saputo ben cogliere gli stimoli innovativi che a tale scopo stanno emergendo nei principali paesi dell´Unione europea.

Luciano Gallino

 
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