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31.03.2005 - Il distretto hi-tech vince dal basso
I distretti industriali rappresentano un sistema di organizzazione dell'attività economica che ha coniribuito in modo rilevante allo sviluppo dell'economia italiana. In anni recenti, si è progressivamente evidenziato un calo di competitivita dei sistemi distrettuali italiani, solo in parte dovuto a fattori congiunturali ed invece legato, con ogni probabilità, al modello di innovazione incrementale adottato nei distretti stessi, non compatibile con un contesto di allargamento globale dei mercati.

In questa prospettiva, lo studio della Fondazione Cotec ha inteso analizzare l'esperienza dei distretti industriali, evidenziandone i limiti più significativi e sottolineando l'opportunità di un suo superamento attraverso il modello dei distretti tecnologici.

Lo studio evidenzia come il quadro legislativo, nell'ambito del processo di delega alle regioni delle politiche per i distretti (L 317/91. L. 140/99), si sia prevalentemente focalizzato sui criteri di individuazione geografica degli stessi, mentre sono mancati chiari indirizzi sulle modalità di gestione dei finanziamenti e sui modelli di governance e di coordinamento strategico del territorio. Tale lacuna ha prodotto, nella maggior parte dei casi, una scelta degli ambiti di intervento forse poco efficace nel sostenere la competitività nel medio-lungo periodo delle attività dei distretti. Rispetto a tale contesto, un cambiamento radicale si è avuto solo con lo sviluppo dei distretti tecnologici, fondati sul networking per la ricerca ed il trasferimento tecnologico dalle università.

Lo studio propone un benchmark di cinque distretti tecnologici: tecnologie wireless in Piemonte, biotecnologie in Lombardia, nanotecnologie in Veneto, meccanica avanzata (Hi-Mec) m Emilia Romagna ed aerospaziale in Lazio. Essendo i distretti tecnologici una realtà di recente costituzione, un effettivo benchmark delle loro prestazioni — e delle loro ricadute economiche a livello locale « nazionale — appare ancora limitatamente realizzabile. Tuttavia, alla luce della teorie economica sui sistemi locali di innovazione, lo studio propone una metodologia di valutazione articolata su tre distinti livelli: l'analisi di contesto orientata a valutare le caratteristiche del sistema regionale per la ricerca e l'innovazione, l'analisi del preesistente grado di specializzazione scientifica ed industriale dell'area del distretto sulle tecnologie pertinenza: l'analisi qualitativa della completezza e dell'efficacia delle iniziative di policy e dei modelli di governance adottati per la gestione operativa dei distretti.

Dall'analisi dei dati quantitativi si evidenzia un significativo livello di competenze scientifiche ed industriali negli specifici ambiti di pertinenza tecnologica. Al tempo stesso, emerge una elevata eterogeneità nelle forme locali di governo dei distretti. A questo riguardo, anche tenendo conio di alcune significative esperienze intemazionali, lo studio suggerisce che nel caso italiano sembrerebbe particolarmente efficace una gestione locale delle attività dei distretti tramite una fondazione o un ente consortile che coinvolga direttamente il governo locale, le università e i principali rappresentanti del mondo industriale. Pur nel rispetto dell'autonomia finanziaria delle regioni, tali fondazioni dovrebbero avere un ruolo chiave nel governo dei distretti, sia nella definizione delle strategie e degli orientamenti di sviluppo, sia nella gestione concreta delle attività. Le fondazioni dovrebbero innanzitutto agire come osservatorio tecnologico, monitorando sia l'attività di innovazione tecnologica delle imprese locali, sia l'attività scientifica del mondo della ricerca.

Sebbene l'impostazione dei distretti tecnologici analizzati sembri essere sostanzialmente corretta, appare evidente che l'effettivo successo di tali esperienze sarà condizionato al rispetto di alcune linee-guida che dovranno ispirare l'intervento politico. In particolare, lo studio Cotec sottolinea l'importanza di effettuare regolari azioni di censimento e selezione delle eccellenze presenti sul territorio, di garantire l'accesso alle reti internazionali di innovazione, incentivando gli agenti coinvolti ad instaurare collaborazioni di ricerca non solo a livello uitra-distrettuale ma anche a livello internazionale, di fornire supporto tecnico e manageriale per la gestione delle problematiche connesse ai diritti di proprietà intellettuale.

Infine, un aspetto di primaria rilevanza nella gestione dei distretti è quello inerente la legislazione nazionale e comunitaria in materia di aiuti alle imprese. Vi è infatti, il rischio non trascurabile che i policy maker locali, nell'implementare interventi a sostegno della ricerca privata e del networking, si trovino in una situazione di incertezza rispetto ai limiti di legittimità imposti dalla normativa comunitaria sugli aiuti di stato.

In tale prospettiva, appare di fondamentale importanza la definizione di un quadro legislativo di riferimento a livello nazionale, che possa legittimare le misure di intervento che stanno emergendo a partire dalle esperienze locali.

Lo sviluppo di modelli per la valutazione delle attività dei distretti dovrebbe rappresentare un obiettivo immediato, soprattutto a fronte dell'attuale crescita del numero di distretti tecnologici. Nei primi mesi del 2005, il governo ha destinato 140 milioni di euro alla nascita di 11 nuovi distretti tecnologici nelle regioni del centro e sud Italia. Questi dati dimostrano il riconoscimento della centralità dell'esperienza dei distretti tecnologici anche se il moltiplicarsi degli interventi potrebbe in futuro snaturare l'approccio che ha ispirato la nascila dei primi distretti. È chiaro, infatti, che la costituzione di distretti tecnologici ha come prerequisito necessario la presenza di centri di eccellenza scientifica e di un contesto imprenditoriale in grado di sfruttare la conoscenza innovativa sviluppata localmente. Tale strumento non è quindi sempre compatibile con più generali politiche di sostegno all'attività industriale e potrebbe addirittura rivelarsi inefficace in aree contraddistinte da una ancora relativamente ridotta vocazione tecnologica.

Giovanna Bossi, Mario Calderini (Fondazione Cotec - Politecnico di Torino)

 
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