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01.04.2005 - Pmi geniali in cerca di politiche
Sarebbe pericoloso che la lettura dei dati, certamente non positivi — proposti oggi da «Il Sole-24 Ore NordOvest» —, oltre a rinvigorire il pessimismo contingente, risvegliasse nel nostro sistema un'ansia da prestazione brevettuale che non può che ricondurci al consueto proliferare di politiche velleitarie, basate sull'utopìa di alfabetizzare alla brevettazione chi non ha assolutamente nulla da brevettare. In questa direzione ciò che doveva essere fatto è stato fatto, l'informazione e la documentazione brevettuale sono ampiamente ed efficientemente disponibili nei centri a ciò preposti; chi era minimamente predisposto a recepire il messaggio oggi conosce l'esistenza degli strumenti di protezione della proprietà intellettuale e può attrezzarsi per farne uso. Degli altri, è triste ma necessario dirlo, bisognerebbe cominciare a disinteressarsi.

Bisogna infatti scegliere se continuare a credere che la nostra regione sia uno sterminato serbatoio di detentori di idee meravigliose che non appena illuminati sull'esistenza dello strumento brevettuale si getteranno in iniziative imprenditoriali di sicuro successo, ovvero se cominciare a riconoscere, più realisticamente, che in questa regione esiste un numero non piccolo ma neppure enorme di imprese dal grande potenziale innovativo, su cui sarebbe importante specializzare e concentrare gli strumenti di sostegno.

Già. Ma quale sostegno? Non certo il banale parere tecnico-amministrativo, quanto piuttosto un supporto in tutto ciò che segue il deposito della domanda brevettuale: la valutazione del potenziale economico associato al brevetto, le relative strategie di marketing, la definizione delle strategie di licenza e da ultimo le attività di enforcement dei diritti posseduti. Quest'ultimo aspetto, troppo spesso sottovalutato, rappresenta la vera barriera all'utilizzo dello strumento brevettuale da parte di molte piccole imprese innovative. Possiedono ottimi portafogli brevettuali da cui non riescono ad estrarre appieno il valore economico, sia per gli elevatissimi costì legati alla difesa legale del brevetto, sia per la limitata dimensione del portafoglio che non consente di mettere in atto le strategie di minaccia e ritorsione che in alcuni settori rappresentano la vera forma di difesa del brevetto. Tutto ciò si può realizzare solo attraverso strutture di alta professionalità settorialmente specializzate, che consentano di raggiungere masse crìtiche sufficienti e di mu-tualizzare i rischi e i costi legati alla difesa legale del brevetto.

Per questa ragione, le poche decine di brevetti realizzati da Torino Wireless e l'alleanza appena siglata con il Politecnico di Milano, sono a mio parere notizie di segno positivo enormemente più importanti di quanto non lo sia la perdita aggregata di peso brevettuale della regione testimoniata dalle statistiche. A queste e ad altre iniziative simili dovrebbe ispirarsi la seconda generazione delle politiche di sostegno all'attività brevettuale in Piemonte.

Mario Calderini

 
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