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15.04.2005 - Auto e hi-tech, i cinesi guardano a Torino
A soli cento giorni dalla missione della Confindustria in Cina - svoltasi contemporaneamente alla visita del presidente Ciampi - è arrivata a Torino una numerosa delegazione dalla provincia dello Jiangsu che da sola vale un decimo del prodotto interno lordo cinese. In Italia si sono fermati solo a Roma, Torino, Milano e Vicenza. E la tappa torinese di due giorni è stata un concentrato di incontri con oltre cento piccole e medie aziende della componentistica auto. p> Nella scelta di Torino ha contato ovviamente la stabilizzata presenza della Fiat in Cina - dove ha oltre 11 mila dipendenti - e dove produce proprio a Nanchino, che dello Jiansu è la capitale, le world car Palio e Siena oltre alle produzioni di Iveco, Cnh e Magneti Marelli. A Torino e nel suo naturale distretto dell’automotive la delegazione cinese ha cercato partner e conoscenze. Ha visitato, tra l’altro, il Centro ricerche Fiat, la Pininfarina oltre a decine di aziende più piccole della componentistica.

Quello cinese è un gigantesco mercato per l’auto e il suo indotto: quest’anno si prevede un aumento del 20% della sua produzione di auto, camion e bus così da raggiungere i 6 milioni di unità. Nonostante un rallentamento rispetto alla crescita record del 34,2% del 2003, nel 2004 le vendite di auto in Cina sono aumentate del 15,5. Le esportazioni verso la Cina sono ancora contenute, ma dalla provincia di Torino sono partite nel 2003 merci - nella stragrande maggioranza meccaniche e legate all’auto - per 229 milioni euro, salite a 275 nel 2004 con un aumento del 20%. L’export verso la Cina rappresenta l’1,8% di tutte le esportazioni torinesi. C’è quindi molto spazio per espandersi e per questo l’Unione industriale - che ha aperto da un decennio un ufficio a Pechino - ha organizzato ieri un incontro seminariale tra imprenditori e delegazione cinese.

Il vice presidente della Confindustria Andrea Pininfarina ha sostenuto di credere «molto nell’utilità di una migliore, più intensa presenza dell’industria italiana in Cina, un Paese che ammiro per i suoi ritmi di sviluppo economico. Come società Pininfarina siamo in Cina da molti anni, con piena soddisfazione per i positivi risultati ottenuti e per i buoni rapporti umani e di lavoro che abbiamo instaurato».

Il presidente dell’Unione Alberto Tazzetti ha ricordato che «la forza di un sistema industriale si misura soprattutto sulla sua capacità di reggere la competizione internazionale, facendo leva sulle proprie specializzazioni». E aggiunto: «L’automotive è uno dei principali motori dell’export torinese, grazie anche alla buona performance della componentistica e dell’indotto che hanno ampliato e diversificato gli sbocchi. L’altro settore trainante è rappresentato della meccanica strumentale. Si tratta di comparti in cui la componente innovativa è l’elemento vincente».

All’incontro hanno partecipato anche imprenditori che con la Cina hanno già un consolidato rapporto come l’amministratore delegato di Prima Industrie, Gianfranco Carbonato. L’importante azienda produttrice di macchine laser ha in corso due joint venture a Shangai e a Shenyang oltre a un ufficio commerciale a Pechino.

Per Carbonato «la Cina è una opportunità anche se non priva di pericoli; la miglior protezione non sono i dazi, ma gli investimenti in ricerca e sviluppo per essere sempre davanti a loro di alcuni anni». L’ad della San Valeriano, Franco Tasca, sta da due anni avviando contatti per la ricerca di un partner. spiega: «Non è facile entrare in quel mercato che pure è irrinunciabile». Ricorda che altri imprenditori, tedeschi o francesi, sono avvantaggiati «perchè molto sostenuti dai loro paesi».

Marina Cassi

 
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