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16.03.2005 - Una città e il design
La notizia c'è tutta. Torino è stata scelta da ICSID (struttura che raccoglie le associazioni di produci design a livello planetario) per essere World Design City 2007. Sarà la prima di una serie di città disseminate per il globo. Ma mentre per le edizioni successive il "titolo" verrà messo a concorso, in questo caso si tratta di una investitura diretta. Niente male per un Paese dove ancora non esistono politiche governative sul design, né tanto meno i Design Center, destinati a far crescere le economie sfruttando le risorse della progettazione. Un Paese nel quale dobbiamo solo alla perseveranza e alla tenacia delle associazioni di categoria (ADI, Aiap, Aipi e HDD) se oggi ci troviamo in casa il presidente del Beda, Bureau Europeo delle Associazioni di Design (Massimo Pitis), quello dell'EIDD, European Institute Design and Disability (Pete Kercher, olandese di nascita ma di lunga residenza italica) e un membro del board dell'ICSID (Giuliano Molineri, abile tessitore di questa vicenda torinese).

Cogliere le occasioni
Se Milano è sempre stata considerata la capitale del design, chi ha scorso le pagine di ARTLAB avrà notato frequenti accenni al capoluogo piemontese che indicano, da un lato, un certo fermento diffuso e, dall'altro, una volontà istituzionale molto precisa. Possiamo dire che ci sono spiegazioni tattiche e motivi strategici, dietro la scelta di Turin World Design 2007. Un motivo tattico: candidatasi a ospitare la segreteria di ICSID e Icograda (l'associazione internazionale dedicata al graphic design) Torino ha fatto un figurone: grazie alla qualità dell'offerta e anche alla sua originale ed efficace presentazione, realizzata dallo studio BadriottoPalladino. Se non è stata scelta (e qui siamo all'ufficiosità), è perché Montreal ha potuto giovarsi, extra bando di concorso, di budget stanziati dalle agenzie di investimento e sviluppo economico di indiretta emanazione governativa.

E costruire pianificazioni
Tra i motivi strategici, va tenuto presente che, da anni, Torino sta ristrutturando la propria identità, più ancora che la propria immagine. Cioè da quando sono risultati ben chiari i limiti economici e sociali dell'abbraccio con l'industria automobilistica (Fiat e l'enorme indotto generato). C'è una regia istituzionale; si chiama Torino Internazionale, associazione di 122 enti pubblici e privati che si occupa della pianificazione strategica nella città, attraverso l'integrazione dell'area urbana nel sistema internazionale, la costituzione di un governo dell'intera area metropolitana (che racchiude 38 comuni); l'investimento in formazione e ricerca; la qualificazione occupazionale e la promozione dell'impresa; la comunicazione di Torino come città ideale per sport, turismo e cultura; e, infine, il miglioramento della qualità urbana.
Parallelamente si muove, a livello architettonico, OfficinaCittàTorino, l'Urban Center costituito presso la divisione Urbanistica ed Edilizia del Comune, che costituisce il supporto logistico, progettuale e culturale per una serie di interventi oggi in cantiere, dopo adeguato concorso: dal Palahockey di Arata Isozaki al Centro Culturale, Biblioteca e Teatro di Mario Bellini, alla sede della Regione Piemonte di Massimiliano Fuksas. Un progetto complessivo, in cui le Olimpiadi Invernali del 2006 sono solo uno step, seppure importante. Un progetto che è divenuto case history, nelle parole di Walter Santagata, docente di Economia Culturale a Torino, che in convegni dedicati proprio all'investimento cultuale delle città ha ben espresso la strategia di puntare sulle vocazioni.

Vocazioni
In primis, il cinema: non solo il Torino Film Festival: ma il Museo del Cinema e una facoltà dedicata, il DAMS, oltre a una Film Commission attiva nel calamitare produzioni in zona. Possiamo ipotizzare che di questa vocazione sia conseguenza anche la nascita del Virtual Reality & Multimedia Park nell'area delle ex officine Fert, attrezzato per ospitare la produzione e la formazione, oltre che la fruizione, nel settore del multimedia.
Poi c'è l'arte contemporanea: una serie di fondazioni (Merz, Re Rebaudengo; Pistoletto a Biella...} che catalizza artisti e collezionisti. Terza vocazione i musei, dodici di primaria importanza, trasformati in veri e propri centri culturali. Se al quinto e sesto posto Santagata mette rispettivamente gusto (ricordiamo la bottiglia Torino, commissionata a SiebertHead in collaborazione con Brunazzi & Associati) e musica, al quarto c'è proprio il design.

Il design
Per Torino sì è sempre pensato al car design. Ed è giusto. Ma, il lavoro svolto da Enzo Biffi Gentili per la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura in occasione del Centenario dell'Esposizione Universale del 1902 (e continuato con il Seminario Superiore di Arti Applicate) ha scoperto una tradizione ben variegata in quanto a settori merceologici ed eccentrica rispetto al conclamato understatement torinese. Una tradizione però votata all'innovazione: forzando al massimo i toni, potremmo dire che la straordinaria Bisiluro (record di categoria a Le Mans nel 1954) progettata da Carlo Mollino, oggi starebbe bene nell'avanzatissimo centro di virtual reality in scala 1:1, primo del suo genere, di Italdesign Giugiaro.
Chiaramente, non tutto è rigorosamente preordinato, ma testimonia il fatto che la volontà politica di costruire strategie diventa elemento agglutinante e, in seguito, scatenante di ulteriori investimenti, piccoli o grandi che siano, provenienti dalla città e da aree esteme: si sa come la aziende fiutino il fermento, anche solo per motivi promozionali. Torino è diventata anche una vivace capitale culturale giovanile: riviste come Label, gallerie come Adelinquere. O iniziative preziose, come la collana di libri d'artista (o meglio, di regista) dell'Associazione Volumina, iniziata con lo splendido Tuluse Luper in Turin di Peter Greenaway (2000), Infine: naturalmente, parti di questo progetto saranno soggette a critiche, presenteranno inconvenienti, susciteranno dubbi. Ma si tratta del primo (unico?) caso di pianificazione (marketing?} territoriale di cui l'Italia possa disporre. Anche a Barcellona, Londra, Berlino (per stare nella vecchia Europa) si odono critiche: ma intanto, quelle città attirano milioni di visitatori.

WORLD DESIGN CITY 2007
Abbiamo chiesto a Paolo Verri, direttore di Torino Internazionale, cosa significaa per il piano strategico cittadino la recente investitura di ICSID a World Design City 2007: "La nomina di Torino come prima città mondiale del design ha valore anche per il nesso che stabilisce con il Piano strategico della città. La presenza del Piano, infatti, ha consentito di presentare la candidatura non come il progetto isolato di operatori di settore, ma come uno degli elementi di una più ampia strategia di internazionalizzazione - la stessa che ci ha consentito di essere città olimpica e città mondiale del libro nel 2006, e ospitare il convegno dell'architettura nel 2008. D'altro canto, il riconoscimento ottenuto con il design accelera e sostiene il processo di ripensamento dell'identità di Torino, e dunque anche dei suoi motori economici, che è appunto la missione del Piano strategico. In questo senso, il design è un'eccellente opportunità per un territorio non più orientale soltanto alla produzione di beni finali, ma interessato a sviluppare attività di progettazione ad alta intensità di conoscenza."

Ringraziamenti e crediti Le immagini dei progetti di Mario Bellini e Massimiliano Fuksas sono concesse rispettivamente da Mario Bellini Associati/Città di Torino, Settore edifici per la cultura e da Massimilano Fuksas/Regione Piemonte. Si ringraziano Paola Zini (Torino Internazionale) e Giuliano Molineri (Frimark) per la cortese sollecitudine, il settore Urban Center - Officinacittàtorino per la concessione delle immagini dell'archivio multimediale OCT. Le analisi di Walter Santagata sono tratte dagli atti del convegno "Quale futuro per la cultura a Bologna", Quaderni di BOART 1, 2004.

Carlo Branzaglia

 
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