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18.05.2005 - Una tripla elica per rilanciare lo sviluppo
IL sistema della ricerca e dell'innovazione ha subito profondi mutamenti di natura organizzativa, sociologica e manageriale nel corso dell'ultimo secolo, in particolare nei paesi più industrializzati. L'accademia, non sempre volontariamente, si è progressivamente permeata di valori, modelli organizzativi e ruoli sociali tipici del sistema imprenditoriale e finanziario. D'altro canto, il sistema industriale sembra aver recentemente riscoperto l'esistenza (e l'importanza) dell'università; ciò in particolare da quando parte dell'industria si è trovata nella necessità di recuperare la leva dell'innovazione come fattore di competitività, dopo anni in cui il costo del lavoro, i mercati protetti o la debolezza della moneta hanno rappresentato, purtroppo, leve di competitività estremamente più efficaci.

Il processo di convergenza si concretizza in un modello di attività innovativa fondato sull’interazione reciproca dei sistemi accademico ed imprenditoriale, sostenuta dalla politica. Due studiosi, Henry Etzkowitz e Loet Leyesdorff, hanno descritto le complesse dinamiche con cui i sistemi accademico, politico ed industriale interagiscono, per innescare e sostenere dinamiche di sviluppo basate sull'innovazione e sul progresso tecnico, con la metafora della Tripla Elica. L'origine epistemologica del modello della tripla elica è di natura sociologica, benché la metafora ispiri oggi un'ampia classe di modelli economici di natura evoluzionista. In particolare, i riferimenti concettuali più prossimi sono il modello dei cluster innovativi (basati sull’aggregazione virtuosa di più realtà industriali) e quello dei Regional Systems of Innovation. I tre riferimenti interpretativi condividono l'unità di analisi, rappresentata dal sistema locale, e l'oggetto dell'analisi, costituito dalla capacità dei sistemi locali di produrre modelli di sviluppo fondati sull'innovazione tecnologica.

La caratteristica distintiva del modello della tripla elica è tuttavia la centralità del ruolo dell'università come motore di sviluppo e forza trainante delle dinamiche di crescita locale. Nell'interpretare questo ruolo, l'università si trasfigura, nell'interpretazione più estrema, verso un modello che gli stessi studiosi della tripla elica definiscono di Hybrid University. Proprio l'astrazione costituita dall'idea di ibridazione dell'istituzione accademica spiega la straordinaria attualità del dibattito che si aprirà domani a Torino nell'ambito della quinta edizione della Triple Helix Conference, organizzata dalla Fondazione Rosselli.

L'ibridazione della natura dell'istituzione universitaria e la sua assunzione di un ruolo centrale e pro-attivo nelle politiche locali per l'innovazione è oggetto di un aspro dibattito, non solo a livello politico ma anche interno all'accademia stessa, tra chi sostiene le proprietà taumaturgiche del coinvolgimento diretto dell'università in spazi propri della politica industriale e chi solleva preoccupazioni, non sempre infondate, sul fatto che ciò la allontani dagli obiettivi formativi che le sono propri, con esiti indesiderati ed inefficienti dal punto di vista delle stesse dinamiche innovative. Nel concreto, da domani a Torino saranno quindi sollevate domande teoriche dall'enorme valenza applicativa: è efficiente che le università si facciano carico in prima persona del trasferimento tecnologico e dell'incubazione d'impresa? Che effetti ha una struttura di incentivi che spinge i ricercatori universitari a brevettare le loro idee e che conseguenze ci sono sulla prestazione scientifica dei ricercatori stessi? Quali relazioni tra i mercati finanziari e le conoscenze detenute dal sistema universitario? Quali modelli di governance garantiscono all'università un ruolo virtuoso nella definizione delle politiche locali?

La riflessione è straordinariamente rilevante nel contesto locale e nazionale, in cui si è recentemente caduti nell'eccesso opposto: voler scaricare sul sistema universitario impropri obiettivi di politica industriale, con conseguenze nefaste, dal punto di vista sia del raggiungimento di questi stessi obiettivi sia della capacità dell'istituzione di svolgere i compiti che riguardano la sua missione istituzionale. In questo contesto il ruolo della politica è di garantire il fragile equilibrio che regola le relazioni tra università e impresa, assicurando sinergie. La ricerca storica, economica e sociale condotta nella comunità scientifica della Tripla Elica costituisce in quest'ottica un importantissimo riferimento per definire di politiche dell'innovazione fondate su una solida analisi teorica ed empirica. La recente popolarità mediatica dei temi della ricerca e dell'innovazione si è infatti accompagnata ad un frenetico proliferare di interventi a sostegno dell'innovazione pensati e realizzati non solo senza alcun chiaro riferimento teorico ma, fatto più grave, senza neppure un'adeguata conoscenza della letteratura empirica che da tempo si propone di valutare e misurare gli effetti delle diverse esperienze di politica per la ricerca e l'innovazione.

E' peraltro forte il significato simbolico legato al fatto che una città come Torino, che affida le sue speranze di sopravvivenza al declino dell'industria tradizionale ad un modello di sviluppo basato sulla conoscenza, ospiti un evento di tale rilevanza scientifica ed apertura internazionale.
L'evento riunisce infatti più di quattrocento studiosi dai cinque continenti, con una rappresentanza particolarmente qualificata proveniente dai paesi in via di sviluppo dell'America Latina, dell'Africa e del Sud Est Asiatico, insieme a i testimoni diretti delle più avanzate esperienze internazionali di politica dell'innovazione e manager di importanti parchi scientifici, incubatori e centri per il trasferimento tecnologico.

Mario Calderini, Politecnico di Torino - Economia dell’innovazione

 
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