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10.11.2005 - Il futuro è all'ombra della Mole
L'aria che si respira a Torino non è polverosa solo per i lavori delle Olimpiadi invernali e il traffico impazzito, ma anche per le gru e i cantieri che stanno trasformando Torino in centro d'eccellenza tecnologica.

Fervono i lavori per il braccio che raddoppia il Politecnico («Ma aspettiamo con ansia gli altri finanziamenti necessari per completare tutto quanto è in progetto» dice fiducioso il neorettore, Francesco Profumo}, l'incubatore d'aziende del Politecnico I3P sta aspettando che nuovi spazi si liberino, sta per essere avviata la Cittadella del Politecnico («Vogliamo formare ingegneri imprenditori, ossia uà dottorato industriale, un capitale umano di richiamo per le aziende e per l'innovazione" chiosa Profumo). A fianco, Torino Wireless incomincia a star stretta nei suoi uffici e l'Istituto superiore Mario Boella, che occupa una ex tomeria industriale, ha una densità di teste-scrivanie degna dei centri di ricerca giapponesi.

Torino e il Piemonte cercano la loro rivincita. E i primi risultati ci sono già. Il più recente progetto di ricerca europeo approdato sulle sponde del Po è quello di sviluppare l'orologio atomico che scandirà il tempo di Galileo. la galassia di 30 satelliti che dal 2008 costituiranno la via europea a un proprio sistema di navigazione satellitare, alternativo all'americano Gps. Il motore di ciò che si vede oggi è merito dì Rodolfo Zich, ex rettore del Politecnico, che è riuscito nei lunghi anni in cui è stato alla guida dell'istituto, dal 1987 al 2001, a mettere in moto un insieme di cose che hanno portato all'oggi.

RAPPORTO STRETTO CON LA MECCANICA.
«Sono stato fortunato: il retroterra del Politecnico, di Torino e del Piemonte era da sempre un ambiente anomalo rispetto ad altri» dice Zich. «Il Politecnico aveva un rapporto con le imprese consolidato da sempre, soprattutto per la meccanica. Al punto che il budget deli'istìtuto era per il 50% ministeriale e per il 50% veniva dalle ricerche per l'industria. Quando negli anni Ottanta l'Università si apri al mondo delle imprese, mi fu facile innestare la marcia dei progetti fatti per le aziende del territorio. Con un tratto nuovo e per niente evangelico: ho brutalmente forzato la mano, ovviamente tra aspre crìtiche, per dare a chi aveva».

Perché? «Chi aveva più risorse dall'esterno riceveva anche più finanzìamenti perchè era più bravo e faceva cose che servivano. I risultati sono stati notevolissimmi. Inoltre con l'Università abbiamo fatto un lavoro di concerto sui fondi europei e, rispetto al 10% di media delle altre università, siamo arrivati al 37%. Ci siamo poi dati da fare per stringere alleanze dirette e partnership tra Università, industria, mondo della finanza e amministrazìoni pubbliche».

Con asprezza e insistenza. Come la battaglia decennale con le Ferrovie per avere il terreno contìguo al Politecnico dove erigere il raddoppio dell'istituto e come l'avvio di questi lavori con il finanziamento solo del primo lotto. «Per fare il resto ci siamo indebitati, è vero. Ma se non facevo così non saremmo mai partiti. E poi, fondamentale è stato il rapporto che abbiamo stabilito con la Compagnia di San Paolo, la fondazione ex bancaria che a fine anni Novanta sottoscrisse col Politecnico un accordo per 21 milioni di euro di finanziamenti. Non sul mattone, ma sulla ricerca. Fu anzi una loro idea di fondare un nuovo soggetto destinatario dei fondi. Ecco perché avviammo il Boella. E poi riuscimmo ad attrarre a Torino il Centro ricerche sulla telefonia cellulare di Motorola».

Oggi l'Istituto Mario Boella, diretto da Antonio Strumia, vive in simbiosi col Politecnico, dei quale ospita un centinaio di ricercatori, ed è entrato tra le strutture stabilì della Compagnia di San Paolo, che assicura, cioè, finanziamenti sicuri. Tra i soci conta su Telecom Italia, StM, Motorola e, da poco, la svedese Skf. Ha 200 ricercatori impegnati a sviluppare l'elettronica che da terra riceve i segnali di Galileo, oltre a molte altre cose: dai sensori wireless per auto all'electronic security, dalla fotonica alle nanotecnologie, in collaborazione con Acccent, Laben, Sendia. StMicroelectronics con le quali ha laboratori condivisi. Inoltre sviluppa ricerche per 20 imprese nazionali e internazionali.

«Non c'è competizione con quanto fa il Politecnico che, soffrendo, è in grado di portare avanti grandi progetti. 11 Boella è invece un attrattore di pensiero progettuale da riversare nelle attività economiche: trae linfa dal Politecnico e fa l'interconnessione tra l'idea e il prodotto» dice ancora Zich.

USCIRE DALLA CRISI DELL'AUTO.
Una via torinese allo spin off del mondo accademico? «Non proprio. Dalla crisi dell'auto cercavamo aree complementari su cui scommettere. Col Piano strategico per Torino internazionale, che coinvolse Politecnico, Unione industriali e le amministrazioni pubbliche, facemmo tesoro dell'esperienza dei distretti. cercando una linea innovativa: lavorare non con piccole aziende manifatturiere omologhe, ma in partenariato tra tutte le componenti rilevanti per lo sviluppo, ponendoci come obiettivo non la competitività dell'esistente, ma il suo potenziamento, per quel che riguarda la struttura d'azienda e la finanza di rischio. Queste furono le basi di Torino Wireless».

Con un impegno per 130 milioni di euro, di cui 80 disponibili (26 dal governo, 26,5 dalle amministrazioni locali, 30 fra banche e fondazioni, 7,4 da alcune imprese), Torino Wireless «non vuole fare il chip più bello del mondo, ma recare nel mondo delle applicazioni tecnologiche: mettere l'intelligenza nel le cose per far cose intelligenti» declina ancora Zich. E per far ciò si propone come acceleratore d'impresa.

Lo scorso anno ha condotto un'indagine sulle potenzialità di 1.300 imprese piemontesi per stimare quelle sulle quali occorreva fare interventi di base (entro i 20 mila euro) per passare alla seconda fase, dove è necessario Intervenire più massicciamente (fino a 130 mila euro, di cui il 30% a carico dell'azienda).

Zich ha poi chiamato Claudio Giuliano, rubandolo alla Carlyle Venture, e ha fatto nascere due fondi d'investimento chiusi: la Piemontech, che investe poco e in veri start up (finora sono otto, tra cui DemItalia, Lct Infotelematics, N-Lab, Seac-02, Dynamic Fun uscite dall'incubatore I3P, e Alpinvestimenti che punta su aziende di 2-3 anni, ma in modo consistente. «L'idea è la clusterizzazione: fare sottosistema. Per applicare la metodologia ci siamo fatti aiutare da esperti spagnoli, che l'hanno usata nell'avionica, mentre noi intendiamo puntare aU'ìnfomobilità».

Oltre a tutto ciò, c'è stata la vittoria nella gara intemazionale per avere a Torino il Precision Time Facility del Progetto Galileo, tra i più ambiziosi dell'Ue: nel 2012 muoverà un business da 200 miliardi di euro con 3 miliardi di ricevitori in servizio.

Torino ha l'80% della metrologia italiana e conta su una grande eccellenza nell'Ict. C'è, però, ben altro. Dice ancora Zich: «Il laboratorio è solo uno dei tasselli della strategia. Perché col progetto si associa anche la nascita del corso Master sulla misura del tempo, offerto dall'Onu; i contratti d'inseminazione con Vietnam e Cina, dove ci hanno proposto di fertilizzare con la presenza di imprese italiane un'area di 10 chilometri quadrati vicino a Shangai. Accordi tra incubatori di Cina, Sapporo (Giappone), Colombia, Brasile».

«Torino Time è importante non solo per segnare il tempo dei satelliti ma, per così dire, vendere il tempo, ossia le tantissime attività che ruotano intorno a Galileo» sottolinea Mercedes Bresso, che da docente del Politecnico è ora presidente della Regione che, ricorda, ha stanziato 80 milioni per la ricerca, che saranno raddoppiati ogni anno della legislatura così da elevare la percentuale dall'1,5% del Pil piemontese al 3%, cosi come indica l'Agenda Ue.

DALLE START UP ALLA GRANDE AZIENDA.
Gli impegni sono tanti: gli incubatori, Torino Wireless. il Boella, il Parco tecnologico del Canavese, Torino Time, il progetto dell'auto all'idrogeno a Mirafiori. «E la collaborazione col Politecnico: vogliamo aiutare il rettore a chiamare grandi scienziati perché passino la loro conoscenza a pool di giovani che attingano dalla loro esperienza per intraprendere cose nuove o come supporto alle imprese».

E l'industria? Andrea Pininfarina è tra i fan più convinti delle iniziative di Zich, specie dì Torino Wireless, di cui è stato promotore: «La vera sfida è se da tutto questo fervore di attività e di start up sì riuscirà a tirar fuori una grande azienda innovativa e di peso intemazionale. Ecco, allora avremmo veramente raggiuntolo scopo.»

Francesco Di Martile

 
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