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17.11.2005 - La seconda vita dei distretti
Il modello dei distretti ha un padre eccellente, Michael Porter, docente all´Università di Harvard. Il primo dei tanti suoi libri sull´argomento risale al ‘79, il più noto è del ‘98, mentre si è in attesa di un´ulteriore sua opera entro la fine dell´anno. Questa, in sintesi, la sua definizione di cluster, termine inglese per distretto: "I cluster industriali sono concentrazioni geografiche di industrie e fornitori specializzati, complementari, indipendenti e al contempo inter-dipendenti che portano avanti congiuntamente le loro attività e/o condividono la necessità di ricerca, capitale umano, tecnologie e infrastrutture comuni; sono allo stesso tempo concorrenti e capaci di una collaborazione che ne aumenta la produttività e la capacità competitiva. Nello sviluppo dei cluster è fondamentale l´impegno di Governi e Istituzioni per nuove politiche economiche che rafforzino l´associazionismo delle imprese in ottica di riduzione dei costi per produrre il business sul mercato globale".

Il messaggio di Porter è forse "datato" ma ancora calzante per l´Italia, dove sono oltre 100 le realtà distrettuali più o meno grandi radicate al territorio in cui sono sorte: da sole valgono il 47% del Pil industriale. In Piemonte i distretti individuati nel 2002 dalla delibera 227-6665 del Consiglio Regionale, sono 27, interessano circa 500 comuni e sono associati a 6 filiere produttive: tessile abbigliamento, meccanica (fra cui catena del freddo, rubinetteria, valvolame, casalinghi, automotive, aerospaziale), alimentare, orafo, legno e carta stampa. In seguito al nuovo Testo Unico sull´Industria, approvato nel 2004, la Giunta abrogherà entro fine anno la legge 24/1997 sui distretti (contributi per 36,6 milioni e investimenti per 98,2 milioni fra il ‘98 e il 2004), anche se vi si farà ancora riferimento per gli incentivi 2005.

Un nuovo quadro normativo nazionale eviterebbe regole diverse nelle regioni e dovrebbe andare verso la costituzione di sistemi produttivi locali selezionati nei quali confluiscano imprese, istituzioni e enti locali, dove le filiere di prodotto possano allargare i propri confini. Insomma, è indispensabile una re-invenzione sostanziale dei nostri distretti con nuove ricette nel mix pubblico/privato che li adeguino alla durezza della competizione globale. In tal senso, se non mancheranno le risorse per trasformarla in operatività, può essere decisiva la nuova impostazione data ai distretti dalla Finanziaria, con l´obbligo per le singole Pmi di consorziarsi, riunirsi in gruppi e associazioni per poter ottenere benefici fiscali tali da poter affrontare spese in ricerca e internazionalizzazione che da sole non sarebbero in grado di reggere.

Si tratta dunque di accelerare un profondo cambio di mentalità, passare dall´approccio egoistico/individualista del "bellum omnium erga omnes", dove tutto divide e nulla unisce, a nuove attitudini integrative, dove le aziende serrino le fila, operino sentendosi parte di un tutto, sappiano essere alleate laddove sia utile e conveniente per ognuna e per tutte.

Lorenza Pininfarina

 
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