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27.11.2005 - Torino 2025, ecco l´età dell´oro
Un´area, quella torinese, che non può abbandonare ma deve re-interpretare la sua vocazione storica, quella manifatturiera e automobilistica in particolare, che dovrà avere una connotazione diversa (un´industria più magra dal punto di vista quantitativo ma più innovativa). Attenzione: il passato non torna più e non serve nemmeno rimpiangere il vecchio modello economico. Ma fra 10 o 20 anni, quest´area, che continuerà a perdere abitanti, può però ancora vivere un periodo di prosperità a patto di aumentare il rapporto tra occupati e popolazione (che può passare dal 40 al 45 per cento), investire in nuove produzioni e puntare sull´internalizzazione anche dei servizi terziari. Valutazioni contenute in un complesso lavoro di ricerca coordinato dagli economisti Giuseppe Russo e Pietro Terna che, su sollecitazione del Comitato Giorgio Rota, ha provato a delineare alcuni scenari produttivi per il 2015 e per il 2025, immaginando, fra 10 e 20 anni, che l´area torinese possa essere un´entità unica che fabbrica il suo Pil. I risultati, o meglio gli scenari possibili, sono stati presentati ieri mattina in un convegno al Centro congressi dell´Unione industriale, concluso da una tavola rotonda con esponenti degli enti locali, imprenditori, economisti.

Investendo sull´innovazione, se il terziario è in grado di cambiare marcia aprendosi all´estero, i ricercatori arrivano ad individuare fra 10 e soprattutto fra 20 anni una sorta di età dell´oro per il Torinese, in cui, nonostante l´invecchiamento si lavora di più, il pil è del 72 per cento maggiore di quello attuale, il reddito per abitante è passato da 23.600 a 40.800 euro per abitante.

Conclusioni su cui esistono però alcuni dubbi, come quelli manifestati dal sociologo Bruno Manghi, nel dibattito conclusivo. «Si ipotizza una responsabilità collettiva che porterà alla crescita aurea. Ma non è così. In molti pensano agli affari propri». L´assessore regionale all´Innovazione Andrea Bairati ha sottolineato due aspetti: il basso tasso di scolarizzazione medio in Piemonte (ben il 46 per cento dei lavoratori ha la licenza media) e le iniziative che la giunta regionale sta avviando come la legge sulla ricerca che produrrà investimenti per 560 milioni e il progetto per raggruppare in una holding regionale le 32 sigle che ora si occupano di internazionalizzazione. E´ anche intervenuto il vicesindaco Marco Calgaro, che ha ricordato la grande trasformazione urbanistica in atto della città ma anche notato «quanto scarsa informazione ci sia tra gli studenti su questi grandi progetti di cambiamento» mentre per l´assessore provinciale Giuseppina De Santis «la sfida si vince aprendo maggiormente il sistema». Il segretario regionale Ds Pietro Marcenaro ha posto il nodo della formazione della nuova classe dirigente mentre il presidente degli industriali, Giuseppe Tazzetti ha posto l´accento «sulla crisi dell´università».

Tra dieci anni
SCENARIO/1 "La discesa demografica non frena"
Gli emigrati crescono ancora, però i residenti scendono di 65mila unità

Secondo lo studio del Comitato Giorgio Rota, nel 2015, l´area torinese, in cui sono già stati metabolizzati gli effetti degli interventi infrastrutturali ed olimpici, si verificherà una netta riduzione della popolazione (da quasi 2 milioni e 200 mila a 2 milioni e 135 mila), con un saldo migratorio positivo (1.322) e uno negativo (meno 7.230) nel confronto fra le nascite e i decessi. In forte crescita potrebbe essere il prodotto interno lordo, che passerebbe dagli attuali quasi 52 milioni a 69 e 700 mila euro l´anno. In aumento anche il reddito medio per abitante: da 23 mila e 600 euro del 2005 a 32 mila e 600 euro. Se si realizzeranno alcune condizioni (mantenimento della vocazione industriale, più impegno sull´innovazione e sull´internazionalizzazione delle imprese) il beneficio sul fronte dell´occupazione sarebbe di grande rilievo, nonostante il calo demografico, con un aumento di 14 mila unità rispetto ai valori attuali, toccando la soglia dei quasi 950 mila addetti. E se nell´agricoltura il numero dei lavoratori è destinato ancora a diminuire, nell´industria si potrebbe registrare un incremento (da 205 mila a 207 mila unità) e anche nei servizi, che continuano ad essere il settore di maggior impiego (383.186, circa 10 mila in più rispetto agli attuali valori). Ma dicono i ricercatori: questo comparto deve cominciare ad esportare ad un ritmo ameno pari a quello con il quale cresce la produttività. Calcolata intorno al 3 per cento: una soglia, spiegano gli studiosi, inferiore a quella che si registra in California.

Tra vent´anni
SCENARI/2 "Il reddito? Sarà quasi raddoppiato"
Il settore trainante resterebbe quello dei servizi Più occupati nelle fabbriche

L´area torinese fra vent´anni? Sarà abitata da poco più di 2 milioni di abitanti, che avranno un reddito medio di 40 mila e 800 euro all´anno. Una possibilità, ammettono i ricercatori, da «età dell´oro», che si basa però su calcoli matematici e sulla realizzazione di alcune condizioni, che però sono tutt´altro che «futuribili». Fra 20 anni, il prodotto interno lordo potrebbe essere maggiore del 72 per cento rispetto a quello attuale, con una crescita del 2,8 per cento all´anno. In termini numerici assoluti sarebbe di circa 84 milioni e mezzo. Gli occupati sarebbero circa 931 mila, in leggero calo nel confronto con il 2005, ma considerata la diminuzione demografica, si registrerebbe un aumento del rapporto fra popolazione e occupati (da 0,42 a 0,45). Il settore trainante resterebbe quello dei servizi, seppure in frenata (quasi 360 mila gli occupati) mentre nel comparto industriale si arriverebbe a 228 mila, 23 mila in più rispetto ai valori del 2005. Da notare che nell´agricoltura gli addetti resterebbero stabili (circa 17 mila) mentre nel settore delle costruzioni, quello che ha subìto un´impennata grazie ai lavori olimpici, si registra un netto calo: dai quasi 70 mila del 2005 ai 44 mila del 2025. Per i ricercatori, questo comparto, dovrebbe offrire possibilità di lavoro, fino ai prossimi dieci anni, quando si dovrebbero avere ancora circa 60 addetti. Un settore che offrirebbe possibilità d´impiego è quello dei servizi alla persona con circa 210 mila impiegati. «Non sono ovviamente previsioni esatte - spiegano gli studiosi - ma tendenze basate su calcoli matematici».

Gino Li Veli

 
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