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05.12.2002 - "Siamo più poveri e insicuri"
Onesti, ma un po' moralisti; tolleranti nei confronti degli immigrati regolari, duri con quelli irregolari. Con la paura dell'ambiente in cui viviamo e convinti di abitare in una delle città meno sicure di Italia, ma, alla fine, abbastanza soddisfatti della vita che conduciamo («ammette» di esserlo l'80 per cento dei torinesi e il voto medio che dà alla qualità della vita è 6,74, inferiore però alla media italiana che è del 7,06). È il ritratto di Torino e del Piemonte che esce dalla prima rilevazione del neonato Osservatorio del Nord Ovest di cui ieri sono stati presentati i risultati. Quattro i settori su cui ha puntato la ricerca: economia, società, cultura e politica. «Il Nord Ovest ha spiegato Luca Ricolfi che coordina lo studio è oggi l'unica area del paese a non avere istituzioni specificamente deputate a individuarne i problemi e a studiarne i cambiamenti. Per questo, per capire quali siano le sue specificità e come cambino nel tempo, abbiamo dato vita all'Osservatorio». Sono 23 i tratti distintivi identificati dalla ricerca che differenziano l'area che comprende Piemonte, Lombardia, Valle d'Aosta e Liguria dal resto del paese. Dalla preferenza per Mediaset, all'orientamento politico di centro destra, dal primato della famiglia sulla collettività, a un atteggiamento duro nei confronti degli immigrati clandestini, fino a una decisa secolarizzazione, a una forte domanda di meritocrazia e a un senso di sfiducia nei confronti dei governanti. Ma all'interno del Nord Ovest, la fotografia di Torino e del Piemonte è tutta particolare. Ad esempio nell'economia i torinesi e i piemontesi più degli altri italiani ritengono che la propria situazione sia peggiorata nell'ultimo anno. E solo il 32 per cento pensa che guadagnerà di più nei prossimi sei mesi (contro il 34 per cento degli italiani). Anche sulle andamento generale dell'economia prevale il pessimismo: il 34 per cento dei torinesi ritiene che peggiorerà (contro un 25,4 che scommette su un miglioramento e un 30 per cento che la ritiene stabile). Ma qui il resto d'Italia è più pessimista (40 per cento di pessimisti). «Si crea così una curiosa forbice spiega Ricolfi fra le valutazioni negative sul presente e il cauto ottimismo sul futuro». Uno dei dati più interessanti è però il forte senso di insicurezza che si registra in tutto il Nord Ovest, ma in particolare a Torino dove il tasso di «vittimizzazione», ossia la percentuale di persone che dichiara di essere stata vittima di atti di microcriminalità negli ultimi tre anni è del 22,5 per cento: il doppio rispetto alle altre grandi città italiane e al resto della Penisola. Non solo: il 76,6 per cento dei torinesi ritiene di vivere in una città pericolosa contro il 63 per cento delle altre grandi città, il 40 per cento del Piemonte e il 43 del resto d'Italia. «La particolarità torinese spiega Ricolfi è di avere un tasso di "vittimizzazione" e di percezione del rischio locale preoccupanti, mentre si percepisce il resto di Italia come più sicuro. Il contrario rispetto agli abitanti del resto del Piemonte e del Nord Ovest. Questo significa che chi vive nei comuni meno sicuri, ha una acuta percezione del rischio locale ma tende a vedere la situazione nazionale in modo meno drammatico degli abitanti dei comuni più tranquilli. E viceversa». Ultimo capitolo, l'immigrazione: Torino e il Piemonte sono per «un'apertura selettiva». Severi contro gli immigrati clandestini, il 55,9 dei piemontesi ne vorrebbe l'immediata espulsione (la media italiana è del 51,8), siamo invece ben disposti nei confronti di chi lavora legalmente e paga le tasse: per l'86,1 per cento dei torinesi potrebbero ottenere subito la cittadinanza italiana, mentre nel resto di Italia è favorevole solo il 73,8.

Marco Trabucco

 
 
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