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24.11.2005 - Le priorità del piano strategico
Torino, nel ‘98, iniziò a impostare un proprio Piano Strategico, poi adottato dal 2000. Già allora si sentiva la necessità di dotarsi di uno strumento per governare il futuro fino al 2011, consapevoli di andare incontro a grandi trasformazioni economiche e sociali. Ben 1000 persone, fra istituzioni, rappresentanti politici, mondo economico e società civile, facenti capo all´associazione Torino Internazionale, centro catalizzatore e propulsore del cambiamento presieduto dal Sindaco, contribuirono a definire il piano ispirato dal sociologo Arnaldo Bagnasco. L´abbondanza della sua articolazione (6 linee strategiche, 20 obbiettivi, 84 azioni) ha suscitato nel tempo qualche critica: per dirla con Salvemini alcuni l´hanno considerato come arena di "discussioni nel vuoto, astrazioni più o meno filosofiche".

Ingeneroso, perché invece il piano, il primo di una città italiana, era un grande affresco con il merito di provare a delineare ciò che a Torino ancora non c´era, ma di cui si intravedeva l´evoluzione fra le crepe dell´apparato economico tradizionale. Oggi, a 7 anni di distanza, siamo nel mezzo di un cambiamento, di una diversificazione e ridefinizione radicali della nostra identità: da città fordista e monoculturale quasi esclusivamente centrata sull´automobile, dove l´industria rappresentava 30 anni fa il 56% del nostro valore aggiunto, ci troviamo di fronte ad un terziario salito dal 42% al 70% e ad una produzione scesa al 32%. Una metamorfosi di proporzioni prima difficilmente immaginabili, accelerata dalla crisi Fiat. Da qui la necessità di ripensare al futuro senza rifiutare le vocazioni del passato, ma ridefinendo le priorità vere, investendovi e compiendo uno sforzo di sintesi. Questo senza abbandonare quanto già intrapreso prima di raccoglierne i risultati: non si dimentichi che l´80% delle azioni del primo Piano è stato portato felicemente a termine.

Il secondo Piano, che copre il periodo fino al 2015, è affidato al professore di storia contemporanea dell´Università Bocconi, Giuseppe Berta, e punta su un approccio meno torinocentrico e più metropolitano, con nuove direttrici mirate a sviluppo economico, promozione internazionale e qualità sociale. Obiettivo centrale è la transizione verso un sistema della conoscenza, dove il sapere circoli avvicinando la sfera economica a quella culturale, dove formazione, ricerca e servizi rappresentino i punti chiave nella trasformazione mettendo anche a disposizione dell´industria le competenze per una produzione non più di massa, bensì ridimensionata e resa competitiva grazie alla qualità e all´innovazione. Il programma è ambizioso e richiederà una forte leadership riconosciuta e linee consultive e decisionali snelle per essere implementato. Ma il momento vale lo sforzo: molti s´interrogano con preoccupazione sul futuro post-olimpico di Torino tendendo a vivere il nuovo come perdita mentre, oltre che una via obbligata da percorrere, è un´opportunità da governare con attenzione alla coesione sociale, per coniugare economia e welfare locale.

Lorenza Pininfarina

 
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