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29.11.2005 - Formazione d'eccellenza per la capitale dell'auto in cerca di nuovi primati
Torino sogna un futuro "alla Wimbledon". Con tutti gli aggiustamenti del caso, naturalmente, ovvero sostituendo il mito della racchetta con quello delle quattro ruote. Ma il modello non cambia: "Cosi come Wimbledon è conosciuta in tutto il mondo come capitale del tennis, Torino dovrà godere della stessa fama dì capitale mondiale dell'auto", si è detto nei giorni scorsi al Politecnico, in occasione di un dibattito sul futuro della città presieduto dal Sindaco dì Torino, Sergio Chiamparino. Con tutto ciò che ne consegue: anche se fisiologicamente la produzione di auto e componenti è destinata a calare, "studentì e aziende da tutto il mondo, dovranno conoscere e frequentare la nostra citta per confrontarsi con il suo riconosciuto bagaglio di competenze d'eccellenza, a partire — ad esempio — da alcune attrattive che abbiamo solo noi, come il nuovo insediamento polifunzionale di Mirafiori, l'università dell'auto e la cittadella politecnica".

Sotto la Mole ci sono voluti quasi dieci anni per mettere a fuoco quanto stava accadendo e che cosa la città avrebbe voluto diventate da grande, ma ora le idee sembrano chiare: l'auto rimane sempre lì, al centro, ma in una versione riveduta e corretta. C'è voluto un primo piano strategico, varato nel 1998 dal sindaco di allora Valentino Castellani ed elaborato in due anni sotto la direzione del sociologo Arnaldo Bagnasco, un'Olimpiade conquistata e l'accelerarsi di una metamorfosi socio-economica.

Poi l'idea, maturata in primavera, di varare un secondo piano strategico, che sia in grado — a differenza del primo, che aveva messo in evidenza alcuni scenari possibili per lo sviluppo dell'area metropolitana — di definire le priorità vere, chiudere alcune porte e investire su quelle che si desidera tenere aperte, decidere chi farà cosa e con quali risorse. In tutta fretta si è rimessa in moto la macchina della concertazione che aveva già "partorito" il primo piano, sempre coordinata dall'associazione Torino intemazionale: questa volta il timone è stato assegnato al torinese Giuseppe Berta, apprezzato storico dell'economia con cattedra alla Bocconi. Con un mandato chiaro: se il primo piano — con le sei linee fondamentali, i 20 obiettivi e le 84 azioni — forniva un grande affresco, quello nuovo si dovrà tradurre in uno sforzo di sintesi.

Ed eccoci al mndello Wimbledon. Berta non ha dubbi: "il secondo piano strategico (atteso nella sua veste definitiva per i prossimi mesi, Ndr) assume come un dato irreversibile — afferma - l'obsolescenza dell'organizzazione fordista della produzione e postula che "le industrie dei servizi", espressione del cammino in corso verso l'economia della conoscenza, emergano come il nuovo settore trainante". E' questa l'idea forte del nuovo piano: Tonno che non rinnega l'industria ma al tempo stesso indossa i panni della città della conoscenza.

Ma a un patto: «Perché l'innesto dell'economia della conoscenza si realizzi — sottolinea Berta — occorrono iniziative energiche, politiche che mettano in moto risorse ancora congelate». Con una priorità su tutte: "L'investimento sulle persone e sulle nuove generazioni, con la massima valorizzazione del capitale umano. Se ha un senso l'ipotesi di accompagnare l'evoluzione della società torinese verso l'economia della conoscenza, allora dovrà essere evidente il rilievo centrale da assegnare alle politiche e agli interventi volti a sostenere le capacita dì apprendimento, a tutti i livelli".

Intanto su Internet ti dibattito resta aperto al pubblico, torinese e non. Basta un salto all'indirizzo www.forum.torino-internazionale.org

Marco Ferrando

 
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