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14.12.2005 - Il Business Plan dello sviluppo
Ha partecipato alla sua presentazione un paio dì settimane fa al Politecnico di Torino. Ha letto le 70 pagine fitte fitte del paper in cui quel thìnk tank di eccellenza, che cinque anni fa ha voluto (significativamente) chiamarsi «Torino Internazionale», ha sintetizzato i materiali di discussione per un secondo Piano Strategico della città e della regione, con l'attenzione che solo un manager piemontese di lunga esperienza e di grande tradizione familiare poteva riservare a un documento che certifica - sono parole sue - la capacità politica di definire e perseguire obiettivi condivìsi tra il settore pubblico e il settore privato, avviando un processo di progettualità istituzionale come molto raramente accade di vedere in Italia.

Gabriele Galateri di Genola, se è lecito dirlo alla maniera di Vittorini, è il Gran Piemontese che oggi guida Mediobanca (dopo essere stato il numero uno dell'Ifìl, la finanziaria degli Agnelli), banchiere di livello internazionale, ma anche rappresentante di quella classe dirigente un po' subalpina e un po' prussiana che non si sottrae all'impegno del policy making quando si tratta della propria città e della propria regione. E dìfattì parla con autentica soddisfazione di «tensione progettuale e innovativa» e della capacità del ceto politico, indipendentemente dallo schieramento, di «mantenere coeso un network di governance complesso e dall'esito nìent'affatto scontato», perché, dice Galateri a Economy «siamo in mezzo al guado e camminiamo verso un nuovo modello di regione, meno industria e più economia della conoscenza, ma il rischio di non arrivarci è alto».

LEGGI BIPARTISAN. E aggiunge: «-II fatto che si stia lavorando a un secondo Piano Strategico e che alla sua elaborazione stiano contribuendo con estrema serietà e professionalità tutti, intellettuali e politici, imprenditori e uomini delle istituzioni, come se si trattasse del business plan dì un'azienda, mi pare un segnale non secondario di innovazione, un esempio di come si possa fare sistema, un modello di collaborazione, o di cooperazione locale, che fa ben sperare nel futuro.»

Gaiateri ricorda, per esempio, la legge regionale appena approvata dalla giunta guidata da Mercedes Bresso, anche con il voto dell'opposizione: legge che consentirà di riqualificare le aree dismesse di Mirafiori e di trasformarle in un grande incubatoio dì nuove imprese, a cominciare da quelle dell' automotive.

Perché la crisi della Fiat - spiega Galateri - ha avuto anche l'effetto positivo di ridurre l'indotto senza qualità, le vecchie botte che lavoravano solo sul prezzo più basso, mentre ha dato slancio, efficienza, autonomia all'indotto di eccellenza (e non si tratta solo di Pininfarina o di Giugìaro) che oggi rifornisce di prodotti ad alto contenuto tecnologico le case automobilìstiche di tutto il mondo.

C'è coesione sociale e politica in questo momento in Piemonte, osserva Galateri. Quale migliore condizione per avviare e portare a termine con successo cinque progetti strategici che il presidente di Mediobanca definisce «ancoraggi per uno sviluppo non effimero», cinque motori che potrebbero fare del Piemonte una «piccola locomotiva» della crescita e del turn around del Paese. Vediamoli.

LA FINANZA. Innanzitutto le banche. 11 gruppo San-Paolo Imi ha le carte in regola per diventare un grande polo bancario delle economie territoriali, la banca che da ossigeno alle imprese innovative del Nord-Ovest. Poi le assicurazioni. Diamo un'occhiata in giro, dice Galateri: c'è la Toro, ex gioiello Fiat ora controllata dalla famiglia Boroli; c'è la Sai che è di Ligresti (Milano), ma ha il suo cuore a Torino; c'è la Reale Mutua; e ci sono i progetti assicurativi del San Paolo. «Perché non pensare a un polo assicurativo del Nord-Ovest, qualcosa di analogo al polo del Nord-Est incentrato sulle Generali?».

Procedendo, si passa all'energia. Qui le potenzialità sono enormi. «La fusione tra Aem di Torino e Amga di Genova può aprire la strada ad altre concentrazioni e fare delle utility una delle leve più importanti dello sviluppo del territorio». Prospettive interessanti arrivano anche sul fronte della sanità. Galateri pensa alla «città della salute», al polo della riabilitazione dell'ospedale Maurìziano. Nell'area della salute e della ricerca biomedica si giocano molte chance di un modello piemontese basato sull'economia della conoscenza.

È poi il turismo, l'altra grande voce dell'economia delia conoscenza. «Quando vado dalle mie parti, tra Alba e Cuneo», dice Galateri, «vedo un gran fermento di iniziative, una forte presenza di stranieri che si godono il buon cibo e la campagna. Certo non si può vivere solo di turismo, ma una gestione professionale dei nostri beni culturali gioverebbe non poco al Pil della regione».

Giuseppe Corsentino

 
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