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14.12.2005 - Classe dirigente alla prova decisiva
Stando alle indicazioni del secondo Piano Strategico, la cultura è una risorsa determinante per il futuro di Torino. In effetti, le città che si sono lasciate alle spalle i retaggi più ingombranti dell'economia fordista hanno compiuto da tempo scelte orientale verso la "società della conoscenza". Ossia per un'organizzazione sociale, civile ed economica nella quale le idee, la ricchezza dei flussi di informazioni, la capacità di acquisire nuovi saperi e nuovi modelli di riferimento e di progettate soluzioni d'avanguardia costituiscono altrettante valenze straiegiche.

Torino, per adeguarsi ai rapidi cambiameniì di scenario. deve dunque aprire un confronto basato su dati di fatto e sulle potenzialità reali delle risorse da mettere in campo per reggere la concorrenza con le metropoli internazionali di pari grado. Su un punto essenziale le idee devono essere molto chiare: Torino non è che una fra le molte citta che negli ultimi vent'anni hanno dovuto avviare un processo di profonda metamorfosi.

Nella società della conoscenza a fare la differenza sono infatti le risorse umane, le altitudini creative e i talenti professionali, come insegnano sia le esperienze delle grandi metropoli mondiali (da New York a Shanghai). sia quelle di capitali di secondo livello come Amsterdam o Barcellona. E, per assecondare la creazione di un nuovo patrimonio di competenze e di attitudini e per attrarre talenti dall'esterno, occorre disporre di un'elevata qualità di vita urbana in termini di servìzi aperti giorno e notte, di collegamenti infrastrutturali e hi-tech, di tolleranza e mix etnico-culturale, di attrattive ambientali, di qualità e servizi sociali.

Ora, va dato atto a Torino delle trasformazioni compiute e di quelle in corso, citate a modello anche dal Censis, e delle molte iniziative pubbliche e private fiorite negli ultimi anni. Tuttavia, quando si adotti una prospettiva dal "basso" per verificare quanto le linee guida sul ruolo strategico della cultura trovino riscontro nel tessuto reale della città e nel modo in cui sìnora si è data concretezza ai progetti dì rinnovamento, ci si domanda come possa contemperarsi il raggiungimento di tali obiettivi con molte delle opzioni compiute. Così, per quanto nel settore del design e della pubblicità Torino possiede una tradizione professionale consolidata e vanta firme illustri (come Pininfarina, Giugiaro, lo Studio Testa), è un fatto che il futuro Museo del design avrà sede a Milano. Mentre né gli antichi fasti fordisti, né la radicata tradizione sindacale sono servite a realizzare a Torino un Museo dell'industria e del lavoro, unico in Europa, come quello da poco inaugurato a Brescia. Recenti ricognizioni sulla mobilità Ila popolazione milanese mettono poi in luce che coloro che lavorano nel capoluogo lombardo superano nettante i residenti, un dato questo che induce a riflettere sulle molte variabili e potrebbero condizionare a senso unico i progetti di integrazione in corso fra Torino e Milano. Tanto più che, stando ai risultati delle ultime indagini sulle principali città italiane, Milano sopravanza nettamente il capoluogo piemontese per capacità di richiamo delle risorse creative.

Nella competizione fra metropoli grandi e piccole per attrarre funzioni e servizi strategici, la qualità sociale (case, trasporti, servizi e orari) e la qualità ambientale costituiscono altrettante carte vincenti. Com'è stato possibile nel vasto lavoro di recupero della città avallare alcune scelte architettoniche e progettare edifici decisamente scadenti dal punto di vista del decoro urbano? Perché, in attesa del completamento dell'alta velocità e della Torino-Lione, i collegamenti infrastrutturali con il comprensorio torinese e l'entroterra regionale lasciano tanto a desiderare, così come la disponibilità e la qualità di alcuni servizi pubblici e privati? E perché il turismo, pur cresciuto grazie alla risonanza degli eventi olimpici, sembra essere rimasto sostanzialmente legato alla permanenza in città per attività di lavoro e convegnistiche?

Il fatto è che nella messa a punto delle politiche urbane e di realizzazione delle infrastrutture entrano in gioco sia le prerogative di governo della classe politica e amministrativa (ai diversi livelli), sia le molteplici culture politiche e pre-politiche radicate nella città e nel suo entroterra. Il Censis mostra di apprezzare le recenti trasformazioni di Torino e le strategie di mobilità urbana che ne potenziano il ruolo di città della cultura e del turismo e di capitale della macro-regione integrata fra Lione e Novara. Ci si domanda allora come possa essersi estesa tanto la controversia sulla Tav in Val di Susa, di cui i commentatori hanno messo in luce soprattutto le implicazioni localistico-populistiche, ma che è alimentata anche da prassi e da culture politiche e pre-politiche che già nei decenni dopo il miracolo economico ritardarono molte iniziative di reale rinnovamento della metropoli.

Al di là dei grandi progetti e dei grandi eventi, Torino continua dunque a presentare ampi margini di opacità che ne costituiscono la cifra quotidiana nell'esperienza di coloro che vi abitano e vi lavorano, condizionandone anche la capacità di dispiegare una robusta forza di attrazione verso l'esterno. Rimuovere certi aspetti controproducenti e accrescere per contro quelli più efficaci e funzionali al rilancio di Torino come città-regione, è pertanto il banco di prova cruciale per la sua classe dirigente.

Adriana Castagnoli

 
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