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01.01.2006 - Le città visibili
II ruolo centrale delle città nello sviluppo italiano ed europeo ha una storia plurisecolare. Il tessuto urbano, tanto delle grandi città quanto dei piccoli e medi centri, ha dato vita a una fitta trama di scambi, relazioni, interdipendenze. Le città sono state e spesso ancora sono il luogo della concentrazione della produzione industriale, del sapere accademico, del patrimonio artistico e culturale, insieme opportunità di crescita per molti e punti in cui si concentrano sofferenze e contraddizioni della società - si pensi, da ultimo, alle vicende delle banlieu francesi. E questa, in fondo, l'essenza stessa della città: spia dei punti di crisi e, al tempo stesso, catalizzatore del nuovo, snodo in cui cambiamenti epocali - basti citare, ad esempio, il fenomeno dell'immigrazione - manifestano, nella concretezza del quotidiano, il loro potenziale e i loro aspetti crìtici.

D'altro canto, come abbiamo scritto nel nostro Documento Programmatico Pluriennale 2005-2008, oggi "la capacità di protagonismo delle città va di pari passo con una forte dialettica di competizione-cooperazione. L'impegno per mantenere o acquisire le risorse necessarie a collocarsi nel panorama globale determina una nuova attenzione per le strategie urbane, che coinvolgono una pluralità di soggetti pubblici e privati, per le politiche di promozione e attrazione, per la 'qualità urbana' (...)".

E in questo quadro che si inserisce il tema degli strumenti per governare lo sviluppo del territorio. Torino è stata la prima città in Italia a dotarsi di un "piano strategico", firmato nel febbraio del 2000, e di una associazione (Torino Internazionale), delegata a riunire i soggetti pubblici e privati che hanno contribuito a disegnarlo e a seguirne la traduzione operativa. Un modello di successo, sposato da altre città, tanto da portare alla nascita, nel 2004, di una associazione che le riunisce: ReCS, la Rete delle Città Strategiche (www.recs.it), cui oggi aderiscono 19 città. Alcune città europee hanno fatto da battistrada su questa via - si pensi a Barcellona - e oggi sono numerose quelle dotate di un piano strategico, da Glasgow a Valencia, da Lione a San Pietroburgo. Anche l'Unione europea ha ormai colto appieno l'importanza di uno sviluppo urbano dinamico e "sostenibile" per la costruzione dell'Europa, come dimostra, ad esempio, il paper su Cohesìon Policy and cities: thè urban contribution to growth and jobs in the regions , presentato dalla Commissione al vertice informale di Bristol del dicembre scorso, che ha lanciato una consultazione pubblica sul documento.

La Città di Torino è ora impegnata nella redazione del secondo Piano Strategico, che si caratterizzerà, tra l'altro, per un'attenzione prioritaria all'area metropolitana come dimensione di riferimento e alla valorizzazione del capitale umano come fattore fondamentale nell'economia della conoscenza. Questo in una città in profondo mutamento, sia nel suo panorama industriale sia in vista dei benefici a medio termine da far emergere dall'evento olimpico. Italo Calvino, nel suo Le città invisibili, scriveva che sono due le specie in cui ha senso dividere le città: "quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati". Forse sono caratteristiche del primo tipo di città la volontà e la capacità di progettare il proprio futuro: anche attraverso un lungimirante "piano strategico".

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